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74 UN SINODO NON MINORE di don Augusto Casolo

Categoria: B - Rapporti con i vescovi e i suoi collaboratori Pubblicato: Sabato, 03 Febbraio 2018

Ho vissuto in S. Ambrogio il momento di apertura del “Sinodo minore”. Una delle espressioni ricorrenti del linguaggio odierno è “nuovo inizio”; il modo di dire, pur con tutti i suoi limiti, rende bene il senso di ciò che descrive.

In fondo credo che il discepolo sia sempre un ripartente, come semper reformanda  è la comunità in cui vive il suo Battesimo. 

Sono andato a rileggere il capitolo 14 del Sinodo 47. Contiene già tutta la consapevolezza del mutamento in corso nella fisionomia della società milanese e italiana e lo definisce in rapporto all’immigrazione “un fenomeno di lunga durata e non può dunque essere ridotta a una nuova categoria di emarginazione o di grave disagio sociale… prelude alla creazione di una società multietnica, multirazziale, multireligiosa”.

Adesso siamo chiamati a rispondere alla domanda: che ne abbiamo fatto di quella lucida lettura di quanto stava accadendo?

La risposta viene da Msg. Delpini con l’indizione di un Sinodo “minore”: minore come il suo modo di porsi understating cioè un po’ minimizzante, ma assolutamente forte e deciso.

«Il futuro del cattolicesimo ambrosiano dipende da come sapremo abitare il cambiamento. Per questo il cammino sinodale che stiamo intraprendendo è decisivo».

«C’è bisogno di un cammino sinodale per abitare in modo maggiormente consapevole come Chiesa l’attuale momento storico, che vede Milano … interessata da cambiamenti evidenti e di grandi dimensioni. Cambiamenti così imponenti da richiedere l’aggiornamento dei nostri stili pastorali alla luce del Vangelo».

La cosa più interessante a mio parere è la sottolineatura di ciò che bisogna e non bisogna attendersi: “non miriamo a un adeguamento dei servizi e delle strutture come prima istanza, ma a una maturazione della nostra esperienza di fede e di Chiesa”.

L’entusiasmo che aleggiava il 14 gennaio 2018 nella basilica ambrosiana assai affollata, è un bel segnale: forse la stanchezza del diffuso traccheggiare e del conseguente ripetere senza lampi e senza slanci. Comincio da me a ripensare il kairos offerto. 

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