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95 - LETTERA DEL VICARIO DEL PAPA AI PRETI DI ROMA – Editoriale 26

Categoria: B - Rapporti con i vescovi e i suoi collaboratori Pubblicato: Giovedì, 09 Gennaio 2020

PARRESIA è nata (la prima edizione è del 1972) da questo impulso: “Se i laici hanno formato in modo nuovo noi preti, allora noi preti dobbiamo formare in modo nuovo i collaboratori del vescovo”.

Era necessario attirare attorno a Parresia un certo numero di preti, che diventasse capace di promuovere questa finalità.
Anche l’attuale seconda edizione, on line, di Parresia ha questa finalità. Ma i preti non hanno sufficientemente corrisposto.
Se la lettera del Vicario generale di Roma qui sotto riportata  (evidentemente con la piena approvazione del Papa) sarà seguita anche dal nostro Vescovo, la situazione si capovolgerà. Parresia: invece che indirizzata al cambiamento dei collaboratori del Vescovo, sarà indirizzata, collaborando col Vescovo, al cambiamento dei preti per “scomodare la sonnolente tranquillità di tanti”.
Ecco la presentazione della lettera ai parroci e ai preti, del Vicario generale di Roma:

39964 ROMA-ADISTA 33/2019.
Una pastorale parrocchiale realmente condivisa e condotta insieme da preti e laici, superando l’idea e la prassi – in realtà molto diffuse – che il parroco sia il capo, e i laici, se vogliono, possono dargli una mano, seguendo le sue direttive. E’ questo il senso della lettera che il card. Angelo De Donatis, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, durante l’estate ha scritto ai parroci e ai preti romani, indicando la direzione per il nuovo anno pastorale che si è appena aperto. 
Una lettera importante ma sconosciuta ai più: nelle parrocchie non è stata fatta circolare (tranne poche eccezioni) e per rintracciarla nel sito internet del Vicariato bisogna fare una ricerca paziente.

Le richieste di De Donatis sono sostanzialmente due: creare in ogni parrocchia una équipe pastorale “che possa prendersi cura del cammino di tutti, custodendo la direzione e animando concretamente le diverse iniziative”; scegliere, come suoi componenti, non i fedeli più obbedienti ed ossequiosi – una sorta di yesman o yeswoman in salsa clericale – ma quelli che camminano “fuori dalle righe”.

“Ti consiglio di scegliere dodici persone che possano collaborare con te stabilmente, scrive il vicario, precisando che “il numero non va preso alla lettera, ma serve per farmi capire: è il piccolo gruppo da cui tutto è partito”. I criteri per la scelta sono chiari: “non vanno cercate tra coloro che hanno dimostrato di essere prudenti, misurate e circostanziate, ma al contrario persone “fuori dalle righe”, gente che lo Spirito Santo ha reso appassionati dello squilibrio. Non abbiamo bisogno di professionisti competenti e qualificati, quanto piuttosto di cristiani apparentemente come tutti, ma in realtà capaci di sognare, di contagiare gli altri con i loro sogni, desiderosi di sperimentare cose nuove. Non è il tempo di pensatori isolati, che elaborano piani a tavolino, ma di quelli che hanno voglia di incontrare gli altri, che non si vergognano di farsi vedere vicino ai poveri e che esercitano una certa attrazione sui giovani”. Forse queste persone, prosegue De Donatis che ben conosce i preti romani avendoli seguiti personalmente per oltre quindici anni in qualità di incaricato per la formazione permanente del clero, “finora le hai un po’ contenute (sono francamente destabilizzanti), ma adesso no: le devi tenere vicino, ascoltarle, valorizzarle, lasciare agire perché possano scomodare la sonnolente tranquillità di tanti.

“Il ruolo dell’équipe consiste nell’essere i custodi del fuoco“ che, scrive il vicario del Papa, “se non curato e alimentato continuamente, rischia di affievolirsi fino a spegnersi”. Quindi l’équipe dovrà custodire “il senso”, ovvero l’idea di Chiesa espressa da Evangelii Gaudium (“Chiesa grembo di misericordia” per tutti), richiamando “continuamente il senso del processo evitando uno schiacciamento sul fare”; dovrà custodire la ‘comunione’ (“tenere vive le relazioni”, aiutare i preti a lavorare insieme a tutta la comunità) e dovrà custodire il “cammino”, facendo in modo che tutti siano coinvolti.

L’impegno della diocesi tutta è quello di ascoltare il “grido della città”. E in questo contesto l’équipe pastorale avrà alcuni compiti specifici: “Aiutare gli operatori pastorali a progettare come realizzare questa azione, fornendo loro attenzioni, strategie e strumenti: verificare che l’azione di ascolto venga realizzata” e poi condividerla con la comunità; organizzare, a partire da gennaio, “una mappatura del proprio territorio” (caratteristiche del quartiere alla luce della sua storia, stile di vita degli abitanti, ecc.), da condividere poi con le altre istituzioni e associazioni presenti sul territorio”.

Un progetto pastorale ambizioso, che sembra puntare sia sulla sinodalità sia sull’apertura all’esterno delle comunità parrocchiali. Si vedrà quale sarà la risposta delle comunità e dei parroci.                           

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