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97 - DALL’AUTORITA’ AUTORITARIA ALL’AUTORITA’ AUTOREVOLE – Editoriale 27

Categoria: B - Rapporti con i vescovi e i suoi collaboratori Pubblicato: Giovedì, 09 Gennaio 2020

L’autorità autoritaria è quella di chi impone se stesso: i suoi pensieri, le sue scelte pratiche.


L’autorità autorevole è quella di chi propone, entro un confronto sinodale, come agire.
Nella chiesa il passaggio dall’autorità autoritaria a quella autorevole può realizzarsi facilmente introducendo la mediazione delle regole d’ingaggio (che più che una indicazione concreta di cose da fare, è una griglia che guida le cose da fare), precisate dal Consiglio Pastorale.
E  l’obbedienza non è più sottomissione all’autorità ma è fedeltà alle regole di ingaggio. Ingaggiare è incaricare una persona a compiere delle azioni. Immagino subito l’obiezione: ma la chiesa non è una comunione? Vero, ma la comunione riguarda il rapporto di fraternità tra le persone, e può esistere con regole di ingaggio diverse.
 Conseguenza: in una parrocchia a guida autoritaria il parroco sarebbe l’unico pastore, il quale pensa e decide che cosa fare, mentre gli altri preti sarebbero aiutanti del parroco. In realtà tutti i preti presenti in parrocchia devono essere considerati “pastori”, e non “vice-parroci” o “consiglieri” o “assistenti spirituali”. (cf. Giacomo Biffi, Pecore e pastori, pag. 33).
Invece in una parrocchia a guida autorevole tutti i preti e i laici preparati sono evangelizzatori come il parroco: in una riunione si divideranno gli ambiti di intervento di ciascuno (cf. articolo 58, la riforma dei parroci; cf. anche gli articoli 26, 29, 33, 42, 50, 91. 92, 94).

Una grande conseguenza di quando i rapporti sono mediati dalle regole di ingaggio è che chi dà un incarico, è poi coinvolto a conoscere come l’incarico viene svolto. Non si tratta di un “controllo”, ma di una condivisione dell’opera.
Un esempio. Nominando un prete parroco le regole di ingaggio, potrebbero essere anche queste:
1. Che ci sia una Giunta del Consiglio Pastorale che prepari con il parroco l’Ordine del giorno,
2. Che ci sia il moderatore che può favorire e moderare il confronto con libertà, anche dal parroco,
3. Che ci sia il segretario che verbalizza sinteticamente la riunione.
Queste indicazioni sono riprese dal “Quaderno 8 della formazione permanente del clero”: sono molto disattese. Verba volant! Se fossero presentate come regole di ingaggio il Vescovo o il Vicario di zona potrebbero riprendere il parroco che le disattende.

In questo modo il legame con il Vescovo non è più soltanto un principio teorico, ma diventa pratico, effettivo.
Nella nostra Diocesi una regola di ingaggio dei Vicari di zona potrebbe essere questa: ogni anno (o due) il Vicario di zona deve incontrare ogni prete della sua zona per condividere come ha realizzato le sue regole di ingaggio e rilevare eventuali problemi.

Tutto questo è possibile se si accettano i due grandi punti guida che Papa Francesco ha più volte presentato:
1 + “La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo  protagonismo di ciascuno dei battezzati” (E.G. 120)
2+ “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla chiesa del terzo millennio (…) è dimensione costitutiva della Chiesa, così che quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola sinodo”. (Discorso del Papa alla CEI del 20 maggio 2019)

Quindi per Papa Francesco la pastorale di evangelizzazione prevale sulla dimensione gerarchica della chiesa. Anzi l’opera evangelizzatrice di ognuno deve essere accolta e armonizzata con l’opera degli altri evangelizzatori. In altre parole l’evangelizzazione deve essere compiuta nella sinodalità.

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