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98 – NON SIAMO PIU’ NELLA CRISTIANITA’ – Editoriale 28

Categoria: B - Rapporti con i vescovi e i suoi collaboratori Pubblicato: Lunedì, 27 Gennaio 2020

Alcuni stralci dal discorso di Papa Francesco alla Curia Romana del 21 dicembre 2019:
“Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca.”


“Il primo e più importante compito della chiesa: l’evangelizzazione”.
Non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiano pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale”.
“La fede non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune”.
“Il Card. Martini, nell’ultima intervista a pochi giorni della sua morte, disse parole che devono farci interrogare: la Chiesa è rimasta indietro di duecento anni”.

Questa frase del Card. Martini è stata dai preti letteralmente trascurata; invece va colto il suo profondo significato.
Così l’ho colto io, come l’ho già sinteticamente presentato nell’articolo 91, e che qui riporto.
“Prima della rivoluzione francese ogni autorità era pensata discendente direttamente da Dio. Le autorità al top erano due: il Papa e l’imperatore del Sacro Romano Impero (il quale allora era praticamente imperante solo in Germania, mentre i vari re europei avevano raggiunto una loro autonomia).
Con la rivoluzione francese la sovranità passava al popolo che la esprimeva con la Carta costituzionale.
Nella Chiesa si è continuato a riconoscere la sovranità assoluta del Papa, quindi di ogni vescovo e di fatto di ogni parroco. 
 Poichè la cosa non era sostenibile, il Papa ha rinunciato nel secolo scorso al faldistorio, poi alla tiara … ;  ma erano solo segni esteriori. 
La soluzione definitiva arriva ora: l’autorità va esercitata entro la sinodalità. “Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere discusso e approvato. E’ un principio forgiato dalla grande tradizione cristiana, non a caso ripreso dal Vaticano II e ribadito da papa Francesco”. (Enzo Bianchi, Vita Pastorale 3/18, pag 55).”

Allora se continuiamo come abbiamo fatto finora, tradiamo le parole del Papa.
Come cambiare? Io pongo la mia proposta. Altri propongano la loro, ma si deve cambiare!

La mia proposta si precisa in due punti:
1) Occorre mettere al primo posto l’evangelizzazione (sia il primo annuncio, sia il continuare a illuminare con il vangelo la vita quotidiana) e al secondo posto l’organizzazione  Gerarchica della Chiesa. Non è l’evangelizzazione per la gerarchia, ma la gerarchia per l’evangelizzazione.
2) Occorre introdurre il metodo sinodale.

Affrontiamo ora il primo punto.
Mettere al primo posto l’evangelizzazione ha per conseguenza che la parrocchia non è più guidata dal membro della gerarchia che è il parroco, ma da un Consiglio degli evangelizzatori, cioè tutti coloro (preti, diaconi, religiosi, laici) che hanno conquistato sul campo questa capacità. Come ci sono maestri di musica, di canto, di nuoto, di atletica, ecc., così ci devono essere “maestri” dell’illuminare col vangelo la vita quotidiana. Non bastano le conoscenze teoriche, che possono essere date con conferenze aperte a molti. Occorre un rapporto da persona a persona, che rende possibile essere anche testimoni. Occorrono incontri con fedeli, ad esempio, in gruppi di circa una decina. Ci vogliono allora più evangelizzatori: prepararli sarà il primo compito dei preti, i quali inizieranno a guidare gruppi, dai quali usciranno nuovi evangelizzatori.
Non si tratta dunque di avere particolari tecniche, ma di “essere” caduti dentro il vangelo, diventando così capaci, in vari modi, di far sì che cadano anche altri.

“Non siamo più nella cristianità”. Ma dobbiamo puntare a ricostituire la cristianità sia pure in tempi forse molto lunghi, preparando i fedeli a vivere la loro fede non più dipendendo dalla chiesa, ma dipendendo direttamente dal vangelo, nella comunione con la chiesa.                                                                                                                                         

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