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83 - IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA INCENTRATO SULLA SINODALITÀ di don Alberto Sacco

Categoria: C- Rapporti con gli altri preti Pubblicato: Domenica, 30 Dicembre 2018

Il rinnovamento della Chiesa incentrato sulla sinodalità è ciò su cui insiste Papa Francesco: il 15 settembre ha emanato la Costituzione Apostolica “Episcopalis Communio” sulla sinodalità del Papa con i vescovi.

Il rinnovamento sinodale della Chiesa passa anche attraverso il rinnovamento della Parrocchia.  Il rinnovamento sinodale della Parrocchia passa anche attraverso  l’introduzione del Progetto Pastorale Parrocchiale.  (Il Card. Martini preferiva chiamarlo Progetto Educativo Parrocchiale (PEP) probabilmente perché esso non doveva essere il programma di cose pratiche da fare, ma documento della struttura della Parrocchia.)

Desidero sottolineare la necessità che ogni Parrocchia abbia il suo PEP.  Già il Sinodo 47° del 1995 era chiaro. Il capitolo “La parrocchia luogo della corresponsabilità parrocchiale” presenta già una visione sinodale della parrocchia, anche se allora non si parlava di “sinodalità”.  Il paragrafo 3° della costituzione 142 così dice: “Espressione oggettiva, segno e alimento della comunione che anima e fonda la comunità visibile della parrocchia, è il progetto pastorale, alla cui elaborazione e attuazione tutti e ciascuno sono chiamati, secondo i propri carismi e ministeri, a portare il loro responsabile contributo”. Quindi il PEP: + è come la carta costituzionale della parrocchia dove ogni fedele è profeta, sacerdote, re; + promuove la partecipazione alla guida della parrocchia; + promuove l’intesa  tra i collaboratori, i quali formano l’ovile attorno al quale vivono  tutti i fedeli. + facilita il passaggio delle consegne quando avviene il cambiamento del parroco.

Senza il PEP gli unici pensieri che contano pubblicamente sono quelli del parroco, gli altri sono pensieri privati (con parole simili si è espresso anche il capo politico dei 5 stelle, Di Maio, quando si esprimono i suoi). Se le singole parrocchie non sono in grado di formare il loro PEP, vuol dire che i parroci hanno educato i  fedeli, quelli rimasti, a essere ….  solo “pecore”.

Un tuffo nella storia. La sinodalità è la risposta della Chiesa al cambiamento civile portato dalla rivoluzione francese. Un risposta che viene 200 anni dopo. Non per niente il Card. Martini disse che la chiesa è indietro di 200 anni. Prima della rivoluzione francese ogni autorità era pensata discendente direttamente da Dio. Le autorità al top erano due: il Papa e l’imperatore del Sacro Romano Impero (il quale allora era praticamente imperante solo in Germania, mentre i vari re europei avevano raggiunto una loro autonomia). Con la rivoluzione francese la sovranità passava al popolo che la esprimeva con la Carta costituzionale. Nella Chiesa si è continuato a riconoscere la sovranità assoluta del Papa, quindi di ogni vescovo e di ogni parroco.  Poichè la cosa non era sostenibile, il Papa ha rinunciato nel secolo scorso  al faldistorio, poi alla tiara … ;  ma erano solo segni esteriori. La soluzione definitiva arriva ora:  l’autorità va esercitata entro la sinodalità. “Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere discusso e approvato. E’ un principio forgiato dalla grande tradizione cristiana, non a caso ripreso dal Vaticano II e ribadito da papa Francesco”. (Enzo Bianchi, Vita Pastorale 3/18, pag 55)

Ma la sinodalità deve ora essere attuata. Nella chiesa che accoglie il principio della sinodalità il potere non è più unicamente nelle mani di alcuni (Papa,  vescovi, parroci); ma il potere, diventando “servizio”, serve a raggiungere le finalità della chiesa, finalità che impegnano  tutti i fedeli, ognuno col suo ruolo e con le sue capacità.  

Parresia ha tra le mani un PEP, apprezzato dal Card. Martini il quale ha detto tra l’altro: “Ho letto e riletto con gusto e con frutto questo PEP. Parti del PEP potrebbero essere trascritte così come sono su un manuale, cioè su un libro che dice come si fa un PEP”.  Ve lo invio di seguito (indicando solo i titoli della seconda parte che è molto ampia).

Data l’importanza dell’introduzione della sinodalità, chiederei a tutti i preti di insistere “opportune et importune (2Tim.4,2)” perché ogni “parrocchia” (e non ogni “comunità pastorale”) abbia il suo PEP.   

 

PARROCCHIA SAN SILVESTRO MILANO - IL PROGETTO EDUCATIVO PARROCCHIALE

 Il Progetto Educativo Parrocchiale, che con una sigla comoda lo chiameremo PEP,

+ presenta l’organicità di quel poco che c’è in Parrocchia e le linee lungo le quali quel poco si

            va sviluppando:

+ presenta  chi sono gli operatori pastorali, che con le azioni della Chiesa permettono alla

comunità parrocchiale di mantenersi e svilupparsi (premessa);

+ presenta poi le azioni della Chiesa per tutta la comunità, il loro senso, e come sono dai

collaboratori compiute (n° 1-5);

+ presenta infine come la vita cristiana nei vari settori, cioè nei vari rapporti fondamentali che

           la costituiscono, viene coltivata nella comunità parrocchiale (n° 6-10).

 

Perciò non va considerato come un programma, un punto di partenza,  un prontuario.

Punto di partenza è l’amore della Chiesa verso di sé, al quale il collaboratore crede, e al quale  corrisponde compiendo le azioni della Chiesa; così come punto di partenza della vita cristiana non sono i comandamenti, ma l’amore di Gesù che disse: “Amatevi come io vi ho amato… Chi mi ama osserva i miei comandamenti”.

 

Suo scopo è di permettere a ogni collaboratore di conoscere il senso della sua opera e gli adempimenti dei quali si mette a sevizio in modo che la comunità proceda operosa, fraterna, capace di autogestirsi... anche nel caso che – per mancanza di preti - non potesse più essere parrocchia con un parroco stabile alla sua guida.

 

 Premessa. GLI OPERATORI PASTORALI

 Sono operatori pastorali coloro che collaborano con Dio compiendo le azioni della Chiesa, su mandato del parroco, nell’ambito della parrocchia.

 

Possiamo distinguere tre modi di essere collaboratori.

 Nel primo modo il cristiano si lascia attrarre dal fatto che essere attivo nella Chiesa è cosa buona davanti a Dio, permette di essere più inseriti nella comunità, permette di fruttificare proprie capacità e di realizzare se stessi, permette di sentirsi soddisfatti e gratificati…

Nel secondo modo il cristiano ferma le sue attenzioni sul valore delle azioni della Chiesa che lui compie: coglie il loro senso, il bene che è in esse e quello che deriva da esse; e così si mette a loro servizio perchè si realizzi il bene che esse portano in sé.

Nel terzo modo il cristiano consegna se stesso alla realizzazione delle azioni della Chiesa: impegna pubblicamente per esse la sua libertà (aderendo all’Azione Cattolica parrocchiale), rimane fedele malgrado le sofferenze causate sia da ‘quelli di fuori’ che da ‘quelli di dentro’, partecipando alla passione di Cristo.  (cf. lett. ai collaboratori del 15/2/96).

 

I collaboratori, come meglio possono, cureranno la loro preparazione a compiere bene le azioni della chiesa, preparazione che riguarda: + il tirocinio, ovvero l’iniziazione pratica all’esercizio di una azione sotto la guida  di una persona esperta, nel luogo dove tale attività viene svolta regolarmente; + la conoscenza di ciò che al momento bisogna fare; + l’esecuzione, ovvero l’attuazione sul piano pratico, l’adempimento.

 

Le azioni della Chiesa che vengono compiute devono sempre fare capo a un collaboratore coordinatore-responsabile: coordinatore in quanto coordina tutti coloro che collaborano a quella azione, responsabile in quanto “risponde” di quell’azione al Parroco e al Consiglio Pastorale.

Il coordinatore-responsabile è nominato dal parroco:

            + o di sua libera iniziativa

            + o di sua iniziativa dopo aver ascoltato il parere dei collaboratori di quell’azione della

                           chiesa

            + o attraverso una elezione nella quale ogni collaboratore di quell’azione della chiesa indica

                           a chi, secondo lui, per il bene della comunità, sarebbe meglio affidare il compito di

                           coordinatore-responsabile, tenute presenti sia la preparazione, sia la disponibilità di

                           tempo.

La nomina di ogni coordinatore-responsabile è per un anno: normalmente vengono fate all’inizio di ogni anno pastorale.

Quando non c’è un coordinatore-responsabile, la funzione di coordinatore-responsabile è esercitata dal parroco stesso, il quale farà… solo quello che riuscirà.

 

Ogni cristiano che, mosso dalla grazia di Dio, si offre a collaborare in una delle azioni della Chiesa, lo comunicherà direttamente al parroco, oppure al coordinatore-responsabile di quella azione.

 

Il coordinatore-responsabile provvederà a diversi adempimenti:

+ comunicare in segreteria i nomi delle persone che collaborano all’azione della chiesa della quale è coordinatore-responsabile, e le successive variazioni

+ segnare sempre sulla grande agenda in segreteria parrocchiale i locali che utilizzerà per gli incontri

+ ritirare in segreteria le chiavi che gli abbisognano, riconsegnandole al termine: se non troverà nessuno in segreteria, le infilerà nella casella postale sulla porta della casa parrocchiale; per casi di necessità ad alcuni collaboratori viene data qualche chiave che possono tenere sempre con sé: le chiavi saranno restituite quando cessa l’attività di collaborazione; la segreteria terrà aggiornato il registro delle chiavi consegnate ai collaboratori

+ si accorderà con la segreteria (vedi anche “servizio segreteria”) per comunicare l’azione della chiesa che compie alle persone che saranno interessate a partecipare.

+ accompagnerà i nuovi collaboratori nella loro preparazione al compimento delle azioni della chiesa di cui è coordinatore-responsabile.

 

L’opera dei collaboratori costituisce la pastorale della parrocchia, guidata dal Consiglio Pastorale Parrocchiale, ed è economicamente sostenuta dal Consiglio Affari Economici Parrocchiale.

 

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) è l’organismo che guida pastoralmente l’insieme delle  azioni della Chiesa, ed è composto di 18 membri, 12 eletti dai fedeli e 6 nominati dal parroco,

La sua funzione è quella di guardare alla parrocchia con la stessa prospettiva che è propria del parroco, per favorire che tutte le azioni della chiesa siano coordinate per il bene dell’insieme della parrocchia, e per caldeggiare lo sviluppo di quelle azioni e la  promozione di altre.

Il CPP viene formato ogni cinque anni; elegge quattro moderatori che guidano le sue riunioni; ed elegge varie Commissioni, formate da due membri.

I moderatori del Consiglio Parrocchiale con il Parroco formano la Giunta del CPP, che è l’organismo operativo del Consiglio stesso: prepara l’O.d.G. delle sue riunioni; veglia affinché le sue indicazioni entrino nell’operare dei collaboratori.

Le Commissioni sono lo strumento di collegamento tra il CPP e i collaboratori: in particolare, quando il CPP lo richiedesse, sono sempre pronte a dare informazioni su come si stanno compiendo le azioni della Chiesa nei vari settori.

 

Il Consiglio Affari Economici Parrocchiale (CAEP)  è l’organismo responsabile della gestione dei beni materiali della parrocchia.

La sua funzione è quella di guidare effettivamente gli affari economici della parrocchia con la diligenza del buon padre di famiglia.

La sua attività può essere grosso modo assimilata a quella dell’amministratore di un condominio.

Le sue operazioni economiche devono essere fatte in vista dell’utilità pastorale, e perciò devono avere l’approvazione del Consiglio Pastorale.

E’ composto per 1/3 dalla Commissione Affari Economici eletta dal CPP (2 membri), e per 2/3 da membri nominati dal parroco, che - per quanto possibile – sceglierà persone competenti: amministratori, tecnici vari, architetti, assicuratori… Il CAEP può anche avvalersi di consulenti.

Le riunioni del CAEP, nella periodicità che lui stesso si dà, sono convocate dal parroco e moderate dal coordinatore-responsabile, nominato dal parroco, con l’aiuto di un segretario di sua scelta.

Il CAEP diventa operativo quando c’è un coordinatore-responsabile.

 

 

  1. SERVIZIO EVANGELIZZAZIONE

 

 

L’Evangelizzazione consiste nel porre il Vangelo, la buona novella, davanti alle persone perché si lascino da esso attrarre e coinvolgere.

Non è immediatamente precisabile l’opera di evangelizzazione poiché qui il rapporto tra persone non è mediato da una azione ministeriale, quali sono la catechesi, la liturgia, la caritas, dove l’attenzione va posta sull’azione: qui è in primo piano la testimonianza della persona, che si lascia attrarre dal Vangelo, cosa che si manifesta in un particolare”stile” più che in cose concrete, e che sa contagiare, cioè provoca una attrazione al Vangelo nelle altre persone senza poter controllare, dirigere tutto questo.

Condizione per l’evangelizzazione è che nel rapporto siano in primo piano le persone più che quello che viene fatto.

Cioè, nell’opera di evangelizzazione deve importare non tanto che riescano bene le cose che si fanno, ma che, mentre si fanno le cose, siano in primo piano le persone e si possa sentire come l’evangelizzatore è già cascato dentro nel Vangelo.

Responsabile ultimo dell’evangelizzazione è il Parroco, il quale ha come primo collaboratore il

Consiglio Pastorale Parrocchiale. E poiché l’evangelizzazione è l’anima di tutto ciò che si fa in parrocchia, il C.P.P. vigilerà perché avvenga così.

 

Adempimenti

 
   

 

 

1/ Coordinatore-responsabile:            ......................................................................

 

 

1.1  INCONTRI DI EVANGELIZZAZIONE NEI CASEGGIATI

 

Lo scopo è l’accoglienza del vangelo per sviluppare la propria vita cristiana, nella comunicazione con gli altri.

I momenti di ogni incontro sono fondamentalmente: preghiera di lode, lettura del vangelo, comunicazione di fede, preghiera di intercessione, comunicazioni circa la vita della comunità parrocchiale

 

Adempimenti

 
   

 

 

1/ Coordinatore-responsabile:            ......................................................................

 

 

1.2   FESTE E GITE

 

Le feste e le gite non sono di per sé collegate con azioni ministeriali della Chiesa, sono invece momenti di incontro delle persone. Sono momenti di evangelizzazione: sia per lo stile evangelico con il quale sono organizzati e vissuti dalle persone, sia perché permettono incontri personali attraverso i quali può trasparire ed essere contagiosa la dedizione della singola persona al Vangelo.

 

1.3 BANCO VENDITA

 

Il banco-vendita viene allestito in parrocchia in varie occasioni.

           

1.4 SERVIZIO SEGRETERIA

 

I°:   E’ il collegamento tra le iniziative dei “servizi della parrocchia” e i fedeli:

fa conoscere le iniziative agli interessati e accoglie le loro adesioni

 

            Alla segreteria saranno i coordinatori-responsabili delle iniziative che presenteranno i contenuti delle iniziative stesse, le persone alle quali esse sono rivolte, le modalità con le quali arrivare a loro (testo di una lettera circolare con l’elenco degli indirizzi ai quali inviarla, avviso all’albo, avviso in chiesa, avviso sui notiziari parrocchiali….) e le modalità con le quali ricevere adesioni e iscrizioni.

La segretaria che riceve una richiesta la registrerà nella cartelletta delle iniziative, con tutte le indicazioni necessarie, in modo che tutte le segretarie siano in grado di mettersi a servizio dell’iniziativa.

La Segreteria eseguirà le richieste, mettendo a disposizione la sua competenza per la migliore riuscita.

Per questo terrà sempre pronti e aggiornati gli elenchi delle persone alle quali possono essere indirizzate circolari.

 

II°:       accoglie i fedeli che si rivolgono alla parrocchia per diverse richieste, che sono molto varie:

 

Richieste di informazioni

Richieste di portare messaggi ai coordinatori-responsabili di ogni specifica iniziativa.

Richieste di fissare intenzioni di Messe.

Richieste di certificati

 

 

1.3  NOTIZIARIO PARROCCHIALE “IL VOLTO”

 

E’ lo strumento attraverso il quale i collaboratori comunicano tra loro quanto stanno facendo, e – prima ancora – che cosa hanno intenzione di fare.

Responsabile della sua formazione è la Giunta del CPP, la quale nominerà un coordinatore che provvederà agli adempimenti necessari.

 

1.6 NOTIZIARIO PARROCCHIALE “IL RONCHETTO”

 

E’ lo strumento con il quale la Parrocchia si esprime ufficialmente e si fa presente a tutti gli abitanti, poiché viene distribuito gratuitamente a tutte le famiglie.

La sua formazione è affidata ai membri della direzione de “il Ronchetto” (mentre il parroco rimane direttore civilmente responsabile).

 

1.7 ATTIVITÀ MISSIONARIA

 

L’ attività missionaria consiste nello estendere il proprio interesse all’evangelizzazione di quanti ancora non mettono il vangelo a guida della loro vita,

+ sia nell’ambito della nostra parrocchia

+ sia presso i popoli che ancora non hanno avuto il primo annuncio di evangelizzazione, o

comunque – come in Africa e in America Latina – hanno bisogno di evangelizzatori dall’esterno per potersi riprendere.

Attualmente non vi sono ancora persone che si dedichino a guidare questa opera missionaria.

 

1.7.1.  Missione famiglie.

L’iniziativa consiste nel raggiungere le famiglie con incontri personali, e in particolare nel coltivare rapporti con chi si manifesto aperto al cammino di fede.

 

1.7.2. Adozioni a distanza

L’iniziativa “Adozioni a distanza” consiste nell’aiutare bambini del Terzo Mondo senza sradicarli dal proprio ambiente.

Il Gruppo Adozioni a Distanza si assume la responsabilità economica per la cura, crescita ed educazione fino all’età in cui il figlio adottivo riuscirà a costruirsi la vita in proprio.

Attualmente Il Gruppo Adozioni porta avanti l’adozione di due bambini eritrei attraverso il programma SELAM gestito dai frati Cappuccini  ad Asmara.

Periodicamente si ricevono informazioni  sulle condizioni di vita dei due ragazzi.

 

1.8 COLLEGAMENTO CON LA DIOCESI

 

L’autentico evangelizzatore è il Vescovo, e noi lo siamo in comunione con Lui e con tutta l’opera di evangelizzazione che egli esercita anche con diversi suoi collaboratori.

E’ essenziale dunque avere vivi collegamenti con il Vescovo e i suoi collaboratori.

 

1.9 ARCHIVIO STORICO

Senso

 

E’ l’archivio che raccoglie i documenti conservati riguardanti l’esistenza e l’attività della parrocchia lungo la sua storia (registri di Battesimo ecc.)

 

 

1.10  GESTIONE DEI BENI MATERIALI

 

E’ opera di evangelizzazione in quanto:

+ Si gestiscono offerte date a Dio nelle mani della Chiesa.

+ Con le offerte si sostiene l’evangelizzazione, in particolare avendo cura delle strutture parrocchiali

che servono appunto per l’evangelizzazione.

+ Il modo di gestire diventa anche un esempio di amministrazione molto attenta e senza sperperi.

 

Nell’opera di gestione dei beni materiali, affidata al CAEP, 

si sono individuati i seguenti grandi ambiti di funzioni:

 

1.10.1 Cura della documentazione dei beni della parrocchia, da tenere in archivio.

 

1.10.2 Gestione delle entrate e uscite ordinarie

raccolta dei soldi dalle cassette delle offerte in Chiesa, loro conteggio e versamento in banca;

 

1.10.3 Gestione delle entrate e uscite straordinarie,

con organizzazione delle offerte relative all’impegno mensile;

 

1.10.4 Gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria;

con il compito di far sì che le strutture siano sempre pronte all’uso:

                                                                      

1.10.5  Contabilità

 

 

 

  1. IL MINISTERO DELLA LITURGIA

 

 

Il servizio liturgico consiste nella realizzazione delle azioni rituali (sacramenti, sacramentali, preghiera della chiesa) nelle quali da una parte Cristo risorto – secondo la sua promessa – si fa presente, convoca la Chiesa per incontrarla e nutrirla con la sua parola e il dono dello Spirito Santo;

e dall’altra la Chiesa va incontro al suo Signore esprimendosi con riti idonei e preparati con arte, segno della sua accoglienza e del suo amore.

Proprio perché i riti devono essere idonei, la Chiesa con somma cura li ha già predisposti per cui non resta che eseguirli: con una previa diligente preparazione e con calma poiché essi devono dare figura e direzione ai pensieri, ai desideri, agli affetti. Proprio perché sono segno dell’amore attuale della Chiesa vanno celebrati con creatività e con attenzione all’attualità.

Poiché coinvolta nel movimento d’amore che attrae Cristo verso il Padre e verso i fratelli, la persona è presente con la freschezza dei suoi atteggiamenti, il dispiegamento della vita intellettuale e affettiva, il gusto dei problemi, la passione per i bisogni umani, il vivo senso dell’attualità, considerata come una serie di eventi, di problemi, di attese umane che invocano la presenza di Dio in Gesù per essere pienamente interpretati e affrontati con amore.

L’azione sacra è composta di riti anche complessi, che è bene siano sviluppati con cura.

Per fare questo è di grande aiuto la presenza di collaboratori del celebrante; essi permettono che il significato della liturgia sia vissuto.

Alla attività liturgica presiede il Consiglio liturgico (o Gruppo liturgico), formato da tutti gli animatori liturgici e coordinato dal coordinatore-responsabile della liturgia

 

2.1  CONSIGLIO LITURGICO

 

Il Consiglio (o Gruppo) liturgico organizza e guida tutta l’attività liturgica.

 

2.1.1  Ministero degli animatori.

 

   E’ il ministero più impegnativo poiché l’animatore della liturgia è il primo collaboratore di chi presiede la liturgia, ed è normale che si accordi con lui prima di ogni celebrazione liturgica.

E’ un ministero di sintesi, che esprime la sensibilità, il tono dell’assemblea e lo favorisce.

La capacità di essere animatore la si acquisisce lentamente, più “facendo” che non attraverso insegnamenti astratti.

   L’animatore della liturgia guida l’assemblea nella partecipazione alla celebrazione e ne esprime l’unità in quei momenti della liturgia nei quali il celebrante esercita direttamente il ministero di Gesù Cristo.   

 

2.1.2  Ministero dei lettori.

 

   Ministero del lettore è la proclamazione della sacra scrittura, eccetto il Vangelo.

Il lettore propone anche le intenzioni della preghiera dei fedeli e recita il salmo responsoriale.

   Si tratta di un vero e proprio servizio alla parola per mezzo della quale Dio parla al suo popolo ed a coloro che secondo il suo disegno attira a sé.

 

2.1.3  Ministero cantori e strumentisti

 

    I fedeli che si radunano nell’attesa della venuta del loro Signore  sono esortati dall’apostolo a cantare insieme “ salmi, inni e cantici spirituali”. Infatti il canto è segno della gioia del cuore, perciò dice molto bene S. Agostino: “Il canto è proprio di chi ama”, e già dall’antichità si formò il detto che “ chi canta bene prega due volte”. ( Introduzione generale al Messale Ambrosiano, n. 19) 

 

2.1.4  Ministranti all’altare.

 

   Il ruolo di ministri all’altare tradizionalmente veniva affidato ai ragazzi ma “il loro ruolo dovrebbe essere ricoperto non solo da ragazzi e ragazze ma anche da giovani e adulti.”

( Sinodo 47° della diocesi di Milano, n. 54. d)

Esiste un gruppo di ragazzi, i chierichetti, che seguono particolari incontri di preparazione; essi partecipano soprattutto alla messa festiva  delle ore 10 ed alle celebrazioni solenni. Anche gli adulti iniziano a ricoprire il ruolo di ministri all’altare.

 

2.1.5 Ministranti dell’assemblea

 

   Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua perché possiamo mangiare”. Gli chiesero: “Dove vuoi che la prepariamo?”. Ed egli rispose: ”Appena entrati in città vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: “Il maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata, là preparate.

(dal Vangelo di Luca 22, 7-13)

   E’ dunque Gesù stesso che rivolge l’invito a preparare con cura il luogo della celebrazione.

 Si tratta di un servizio legato all’esercizio della liturgia che mette a disposizione, al momento giusto, gli elementi rituali necessari per la celebrazione. Quest’attenzione costante è una parte non secondaria del respiro dell’azione liturgica e deve svolgersi con intesa ed armonia con il celebrante e l’animatore della liturgia.

 

2.2  SERVIZIO SACRESTIA

 

E’ il servizio che si occupa che la chiesa e tutto ciò che serve per le celebrazioni liturgiche siano sempre pronti e a disposizione per le celebrazioni liturgiche e per la devozione di quanti frequentano la chiesa.

 

 

 

 

 

 

3.  IL MINISTERO DELLA CATECHESI

 

 

E’ l’insegnamento di come la fede illumina la vita, mediante la riflessione sulla fede.

 

3.1.1 CATECHESI PER GLI ADULTI

 

La catechesi generale è stata presentata fino al 2002 negli incontri quindicinali di evangelizzazione. Nei tre anni che hanno preceduto l’anno santo il testo era il catechismo degli adulti. Nei tre anni successivi abbiamo fermato (primo anno) l’attenzione sulla vita cristiana, a partire dai sette sacramenti che la fondano, per passare poi (secondo anno) a conoscere meglio Dio che è all’origine della vita cristiana, e come l’uomo (terzo anno) può esercitarsi a vivere virtuosamente.

Con l’anno 2002-2003 la catechesi generale viene sospesa, in favore di incontri di evangelizzazione che sono riflessioni omiletiche, per produrre discorsi cristiani.

 

3.1.2 Catechesi ai genitori per la preparazione al battesimo dei loro figli

 

 

3.1.3 Catechesi agli adulti per la preparazione al loro battesimo

 

3.1.4 Catechesi agli adulti per la preparazione alla loro cresima

 

3.1.5 Itinerari per la preparazione al matrimonio

 

 

3.2 CATECHESI PER I RAGAZZI DELLE ELEMENTARI

 

La catechesi dei ragazzi deve considerarsi all’interno dell’opera di Evangelizzazione della Parrocchia, e lo scopo è l’iniziazione cristiana dei ragazzi.

La Chiesa collabora con i genitori all’educazione cristiana sin dal terzo anno delle scuole elementari, tale compito è affidato dalla Chiesa alle catechiste le quali saranno capaci di offrire ai ragazzi la realtà della fede sapendola presentare soprattutto sostenuta dalla propria convinzione.

 

Le catechiste offrono ai ragazzi, con parole adatte alla loro età, la visione di fede in modo ordinato e progressivo, nella situazione particolarmente favorevole di piccola scuola; a tale scopo i catechisti si avvalgono di un Programma di catechesi della Parrocchia relativo ai previsti quattro anni di catechesi. Tale programma ha lo scopo di presentare i contenuti che verranno di anno in anno presentati con modalità diverse e stabilite all’inizio dell’anno attraverso una  programmazione che tenga conto della suddivisione dell’anno liturgico e di casi particolari.

Le catechiste si adoperano perchè la catechesi sia organizzata come vera scuola, che accoglie i ragazzi un’ora alla settimana, normalmente nei giorni in cui i ragazzi vanno a scuola.

Le catechiste collaborano strettamente con i genitori, comunicano ai genitori i contenuti della fede che insegnano ai ragazzi ( in almeno tre incontri annuali), fede che interpreta e orienta la vita di famiglia e le prime forme di vita sociale dei ragazzi. I genitori possono comunicare alle catechiste aspetti della vita dei figli, utili per trasmettere loro una più concreta presentazione della fede.

Negli incontri con i genitori mostrano loro come la catechesi ai ragazzi è una riflessione sulla fede che è anche la fede di noi adulti, sulla quale ovviamente noi riflettiamo da adulti.

 

 

3.3 CATECHESI IN PREPARAZIONE AL BATTESIMO DI RAGAZZI

 

I ragazzi che desiderano ricevere il sacramento del Battesimo sono invitati a frequentare la catechesi dell’iniziazione che già è presente in parrocchia e contemporaneamente una catechesi specifica che si svolge in una ventina di incontri. La catechista tiene la catechesi su una traccia già preparata

 

 

 

 

 

 

4. IL MINISTERO DELLA CARITA’

 

 

La Chiesa, consapevole che la carità è dono di Dio in Cristo, annuncia il vangelo non solo con la parola  della predicazione, ma anche con la comunione fraterna e con le opere di tutti i suoi membri: considerando le opere buone dei discepoli, tutti gli uomini troveranno motivo per rendere gloria al Padre (Sinodo 47°, cost. 113).

 

La “caritas parrocchiale” rappresenta l’attività caritativa della parrocchia davanti al Vescovo e  coordina tutte le iniziative. Tiene il legame con la Caritas diocesana. (ad es. partecipando alla raccolta annuale degli indumenti usati, e ad altre iniziative).

La Caritas parrocchiale agisce attraverso questi centri operativi:

 

4.1 CENTRO DI ASCOLTO

 

Il Centro di Ascolto è il luogo al quale le persone in difficoltà si rivolgono per qualsiasi esigenza.

Il suo compito è quello di rilevare le situazioni di bisogno ascoltando le persone.

Gli operatori che si occupano dell’ascolto curano  la registrazione dei colloqui attraverso una scheda articolata in due distinte sezioni: - rilevazioni dei dati anagrafici - descrizione sintetica del bisogno.

Gli strumenti per dare informazioni sono gli indirizzi dei vari enti conservati in un apposito raccoglitore.

Le persone non residenti vengono indirizzate  agli organismi competenti.

Per alcuni problemi di carattere abitativo ed economico ci si avvale  del Fondo SILOE, un servizio dell’Arcidiocesi di Milano.

Per i nostri parrocchiani ci si avvale della Conferenza San Vincenzo.  

Se fanno richiesta  di cose di immediata necessità, mobili o elettrodomestici mettiamo un avviso in bacheca.

Attualmente l’orario di ascolto è il giovedì dalle ore 18.30 alle 19.00

 

4.2 CONFERENZA DI SAN VINCENZO

 

Il senso dell’associazione è di intervenire per aiutare persone, normalmente della parrocchia, che si vengono a trovare in particolare situazioni, per cui non riescono a guidare la propria vita nelle sue

esigenze primarie.

Le attività della S. Vincenzo consistono nel:

+ Condividere i bisogni, per cui le persone non sono lasciate a se stesse e sanno di poter contare

su persone accoglienti,  disponibili  e pronte all’aiuto.

+ Visitare le persone direttamente a casa, conoscere il loro ambiente instaurando un rapporto, in

modo da offrire non solo un aiuto materiale ma anche morale.

Opera concretamente offrendo un pacco di viveri ogni 20/30 giorni circa.

Gli alimenti vengono ritirati dal Banco alimentare tramite prenotazione.

Per questo servizio viene prenotato un automezzo.

Nei casi di evidente ristrettezza interviene con aiuti semplici e concreti pagando medicine, bollette della luce e del gas…

+ Raccolta e distribuzione degli indumenti usati

Le persone impegnate provvedono alla selezione e all’ordine degli indumenti.

La distribuzione avviene ogni sabato con prenotazione tramite ticket numerati.

 

 

4.3 CENTRO AIUTO INFERMIERISTICO PARROCCHIALE

 

Il Centro è sorto nel gennaio 2000; è animato dallo spirito della Caritas parrocchiale e si impegna ad andare incontro ai bisogni sanitari delle persone in difficoltà.

Le attività che il Centro si impegna  ad eseguire sono:

+ iniezioni presso la sede del Centro e a domicilio limitatamente agli orari lavorativi;

+ addestramento all’esecuzione della tecnica delle iniezioni, per uso familiare;

+ misurazione della pressione arteriosa;

+ incontri su temi di salute scelti e preparati attraverso un sondaggio sulla popolazione parrocchiale.

+ Il Centro è aperto a collaborare con altri professionisti in base ai bisogni o alle richieste che

emergono dalla comunità parrocchiale.

+ Il Centro svolge la sua opera in collaborazione con la segreteria parrocchiale che accoglie le

domande per iniezioni consegnando alle persone che ne fanno richiesta un modulo esplicativo (predisposto dal Centro) relativo ad alcune regole a cui è necessario attenersi sia per salvaguardare la salute delle persone che a tutela della operatrici.

Attualmente il Centro è sospeso.

 

 

 

 

  1. SERVIZIO FORMAZIONE

 

 

All’evangelizzazione che proclama la buona novella della cura di Dio per l’uomo, che si concretizza mediante la catechesi, i sacramenti, la carità fa riscontro l’impegno dell’uomo ad accogliere il vangelo, a corrispondergli, ad autoformarsi, certamente con le opere, ma più profondamente con la conversione e la coltivazione della propria coscienza credente.

Questo è un fatto personale, ma è ovviamente necessario farlo nella comunicazione con gli altri, e predisponendo insieme validi mezzi di autoformazione.

Il primo passo verso l’autoformazione è formarsi un’idea di come è la propria vita, ora e nel futuro, di come il vangelo è accolto come guida, e quindi di quali scelte concrete si è chiamati a fare nelle varie situazioni della propria vita. Ne nascono esigenze di conversione, di rafforzamenti di rette intenzioni, di un sufficiente nutrimento della mente e della volontà.

Il secondo passo consiste proprio nel soddisfare queste esigenze. In questo ci si può unire agli altri, i quali hanno esigenze simili, e predisporre con loro queste fonti di nutrimento:

+ conoscenze dei principi di vita spirituale,

+ miglioramento delle capacità di preghiera,

+ miglioramento in genere della capacità di stare con Dio, sia nei momenti particolari della

preghiera e dei sacramenti, sia nello scorrere della propria vita.

La guida dell’opera di formazione è affidata dal Parroco all’Azione Cattolica Parrocchiale.

 

 

L’Associazione di Azione Cattolica parrocchiale è aperta a tutti i collaboratori, guidata da un responsabile che dura in carica tre anni e può essere rinnovato.

L’associazione si assume i seguenti compiti:

 

+ nei confronti degli aderenti:

+ invitarli a formarsi un proprio programma formativo

+ offrire loro ( per la personale formazione) le azioni della Chiesa aperte a tutti, per la cui realizzazione  essa collabora attivamente: incontri di evangelizzazione - ritiri spirituali  in parrocchia - incontri di preghiera - adorazioni eucaristiche – pellegrinaggi - S.S. Quarantore

 

+ nei confronti dell’attività pastorale della comunità parrocchiale:

aiutare a tener vivo nelle attività pastorali il loro senso spirituale - collaborare al notiziario “Il Volto della parrocchia di S. Silvestro” - preparare e realizzare le diverse “giornate speciali” lungo l’anno quando queste non sono guidate dalle diverse pastorali speciali:  giornata del seminario,  giornata missionaria mondiale, giornata della pace, giornata della famiglia, giornata della vita, giornata del malato, giornata della solidarietà.

 

Particolari incontri formativi si tengono per la terza età, i giovani adulti e i giovani.

 

La Terza Età si riunisce una volta la settimana (il martedì dalle ore 15.30 alle ore 17) nei locali della parrocchia.

Compito della responsabile e delle animatrici è quello di presentare (perché venga esposto in bacheca) il programma che verrà effettuato ogni mese.

Per promuovere la formazione religiosa degli aderenti, le animatrici effettuano con regolare periodicità: - gli incontri di evangelizzazione, - la presentazione del vangelo relativo alla domenica successiva al loro incontro, - la presentazione di un salmo con il quale pregano, - la lettura della vita di un santo.

Per promuovere la comprensione delle proprie scelte e l’aiuto a sentirsi vivi nella nostra società fa seguito la condivisione nella fede e la preghiera di intercessione.

Perché ogni incontro possa avere un momento ricreativo si può concludere con il gioco della tombola, il canto o il festeggiamento dei compleanni.

      La T.E. partecipa ad un breve pellegrinaggio organizzato dal Decanato Barona nel mese di maggio     

      e nel mese di ottobre, e a un incontro decanale di preghiera in Avvento e in Quaresima.

 

Nella nostra parrocchia siamo in grado di proporre le seguenti iniziative per la formazione personale

dei fedeli: - ritiri spirituali - incontri di preghiera nelle “giornate speciali” – adorazioni eucaristiche -

S.S. Quarantore - la via Crucis in Quaresima - la processione del venerdì Santo (via Crucis) per le vie del quartiere – diffusione di strumenti per la preghiera personale - pellegrinaggi.

 

5.1 Ritiri spirituali in parrocchia

 

Giornate di ritiro possono essere proposte in sedi diverse (es. Villa Sacro Cuore di Triuggio).

Nella nostra parrocchia sono attualmente organizzate mezze giornate di ritiro all’inizio dei tempi forti, guidate da sacerdoti specializzati. Ogni incontro viene così strutturato: Accoglienza – Lodi - Una prima meditazione - Riflessione personale e silenzio - Seconda meditazione – Condivisione - S. Messa  a chiusura della mattinata di spiritualità.

 

5.2 Incontri di preghiera nelle diverse “giornate speciali”

 

In queste giornate vengono predisposti momenti di preghiera aperti a tutta la comunità, e – se possibile -,  nei giorni precedenti,  momenti di riflessione sul senso della giornata.

Tali giornate, se non vengono realizzate dalle diverse “pastorali speciali”, vengono realizzate dai membri di Azione Cattolica con la guida del parroco.

 

5.3 Adorazione Eucaristica

 

Ogni giovedì alle ore 16.30, si celebra in chiesa l’ora di adorazione con l’esposizione dell’Eucaristia.

Ha inizio con un canto seguito dalla meditazione e dalla preghiera personale. La meditazione può essere guidata dal parroco.

All’adorazione eucaristica segue le celebrazione della Santa Messa come da orario feriale.

 

5.4 Quarantore

 

Le quarantore si svolgono all’apertura dell’anno pastorale (prima settimana di ottobre).

Iniziano con la Santa Messa del venerdì sera (alle ore 21) e si concludono con la benedizione Eucaristica della domenica alle ore 17.30.

L’Eucarestia rimane esposta nella giornata di sabato (dalle 9 alle 18) e domenica (dalle 12.30 alle

17.30) per l’adorazione di quanti visitano la chiesa.

+ sul tavolino di servizio si predispone un foglio su cui ognuno potrà preannunciare con la propria

firma, a quale ora intende partecipare all’adorazione, così da poter garantire che in chiesa sia sempre presente qualche fedele.

+ In particolare ci possono essere alcuni momenti di adorazione comunitaria guidati dal sacerdote

per i diversi nuclei di collaboratori che contribuiscono a svolgere le azioni della chiesa.

+ È importante lasciare a disposizione dei fedeli dei testi che aiutano la preghiera di adorazione e la

riflessione.

5.5 Via Crucis dei venerdì di Quaresima

 

Si svolge in chiesa ogni venerdì di Quaresima: il pomeriggio per i ragazzi e la sera per tutti.

 

5.6 Via Crucis per le strade del quartiere

 

5.7 Diffusione di strumenti per la preghiera personale

 

Gli aiuti alla preghiera personale sono realizzati:

+ con i fogli che si distribuiscono nei tempi forti, contenenti una preghiera per ogni giorno.

+ con la preparazione di preghiere dei fedeli

+ con la preparazione di preghiere dopo la comunione

+ con la distribuzione dei foglietti dell’apostolato della preghiera al termine delle messe festive che

precedono il primo venerdì del mese.

 

 

 

5.8 Pellegrinaggi

 

Le modalità di attuazione del pellegrinaggio prevedono: - la decisione di attuare il pellegrinaggio -.  .la determinazione  della meta e dell’itinerario, esplicitando la ragione e il fine stesso del pellegrinaggio – un’attenzione alla dimensione del culto: i pellegrini sono quindi invitati a momenti di preghiera durante il viaggio, all’incontro con Cristo con la S. Messa e la Confessione nella Chiesa del pellegrinaggio,  alla lode al Signore nella liturgia delle Ore.

I pellegrini sono invitati anche ad apprezzare i beni artistici e architettonici, il clima mistico, le bellezze dei paesaggi che solitamente i luoghi offrono e perché no anche la qualità culinaria.

 

 

 

 

 

6 – 10  PASTORALI SPECIALI

 

 

Le azioni della Chiesa che abbiamo considerato finora sono quelle che la costituiscono.

Frutto delle azioni della Chiesa è “la vita cristiana” dei fedeli, una vita cristiana che si sviluppa nella vita di ogni giorno, guidata dai rapporti fondamentali che relazionano le persone.

La vita cristiana, prima di essere “comportamenti pratici”, è la lettura alla luce del vangelo della vita che si sviluppa dentro i vari rapporti nei quali è inserita; cioè è un discorso cristiano, che ogni fedele deve saper fare, dal quale si parte per determinare poi le proprie scelte.

I discorsi delle “pastorali speciali” hanno come origine e misura la fede personale, che si esprime e si confronta, facendo crescere sia la fede sia la qualità dei discorsi cristiani.

Come la Chiesa nasce dalla fede dei credenti, al cui servizio è il ministero dei Vescovi, dei preti, dei diaconi, dei religiosi, dei teologi, di tutti i collaboratori delle azioni della Chiesa, … così il discorso cristiano nasce dalla fede dei credenti, per poi svilupparsi attraverso la catechesi ecc….

E’ necessario dunque che i credenti – a partire da quelli più sensibili alla grazia che hanno ricevuto - formulino ed esprimano questo “discorso cristiano”, discorso sulla vita alla luce del vangelo. All’inizio sarà solo un balbettio incerto, grossolano, pieno di scorie. Ma procedendo saprà sempre più liberarsi dalle scorie e manifestarsi come discorso prezioso, capace di guidare la vita a essere conforme al “Figlio di Dio fatto uomo”.

Possiamo dunque identificare lo “specifico” delle pastorali speciali nella costruzione di discorsi cristiani sulla vita che procede con le varie esperienze dentro i vari rapporti fondamentali che relazionano le persone, affinché i discorsi cristiani orientino nelle scelte concrete.

Le pastorali che ci stiamo impegnando a compiere (n° 6-10) sono tra le più importanti. Altre potrebbero esser aggiunte (pastorale degli anziani, degli esteri, del tempo libero, della vedovanza, dello stato di separazione dal coniuge, dello stato di vita “single”...).

 

Spunti per una visione più approfondita.

Considerando la situazione attuale, dobbiamo rilevare che siamo in un tempo di svolta epocale.

Fino a non molti anni fa la vita cristiana era vissuta soprattutto seguendo una tradizione alla quale la stragrande maggioranza andava dietro.

Ora quella tradizione non c’è più. Ognuno può vedere che nella società le persone procedono in un clima di “fai da te”.

I cristiani vengono a trovarsi in una situazione simile  a quella dei primi cristiani, i quali si muovevano con la loro fede in un mondo pagano che andava per tutt’altre direzioni.

I primi cristiani si ritrovavano per sviluppare i discorsi cristiani, per identificare i cammini cristiani, vivendo quindi tra loro in autentica fraternità, per poi riuscire a vivere nella società con i loro propri valori.

Oggi non viviamo in un mondo pagano, bensì in un mondo che forse dice ancora di essere cristiano, ma ha smarrito il cammino cristiano. I cristiani dunque non possono più trovare orientamenti per la loro vita nell’attuale società: li possono trovare nella loro comunità.

Siamo a una svolta epocale.

Dopo diversi secoli di sviluppo della chiesa, i cristiani erano arrivati nel medio evo a plasmare e a guidare la società (che allora era la società europea).

Da due o tre secoli la società si sta movendo al di fuori della fede cristiana.

La Chiesa tentava di presentarsi ancora come guida della società attraverso tante sue associazioni settoriali (maestri cattolici, sindacati cattolici, imprenditori cattolici, medici cattolici, partito della democrazia cristiana ecc.), le quali – ad esempio – esibivano i loro stendardi nelle processioni eucaristiche.

Ma la società civile andava sempre più avanti per altre strade, cosicchè la chiesa rimaneva presente con queste associazioni, dal numero sempre più rimpicciolito e ormai socialmente insignificanti.

Così siamo arrivati al punto che oggi (inizio 2003), relativamente alla formazione della Costituzione Europea, la Chiesa bussa alla porta dell’Europa per chiedere che in quella Costituzione almeno si riconosca che le radici dell’Europa sono cristiane. Sembra proprio che questo non interessi più di tanto.

Ebbene, la ripresa della vita cristiana in Europa non può certo venire da questi eventuali riconoscimenti, bensì da un’autentica ripresa della vita cristiana che riparta da autentiche, vive comunità cristiane, che all’inizio non potranno essere che piccole.

Ci vorranno di nuovo tanti secoli per arrivare a una nuova società cristiana? Il tempo lo dirà.

A noi deve premere solo di riprendere a percorrere autentici cammini cristiani senza ora preoccuparci di quanto manca all’arrivo.

 

 

 

 

  1. PASTORALE EDUCATIVA

 

 

6.1 FORMAZIONE DEI MINORI

 

E’ tutta l’opera educativa, guidata dal gruppo educatori, affinché i minori accolgano la fede e le sue esigenze, possibilmente dentro il loro rapporto con i genitori, soprattutto se vivono la loro fede con la comunità cristiana.

La formazione è indispensabile per i minori, ma è necessaria anche per gli adulti: non c’è come dedicarsi alla formazione dei minori per tener viva la propria autoformazione! La formazione non è un insegnamento che si dà a presenti che ascoltano… è invece l’arte dell’aiutare a compiere le scelte giuste, testimoniate dalla propria vita. Quindi i minori vanno seguiti uno per uno!

 

+ Per i ragazzi della catechesi il centro della loro vita è dato dalla famiglia, nella quale si trovano

bene e si sentono sicuri. La formazione punterà ad aiutare i ragazzi a saper dare giudizi morali e ad osservali, superando i giudizi legati alle impressioni, a ciò che è vantaggioso, o che piace.

+ Per i ragazzi delle medie il centro della loro vita è il mondo fuori dalla famiglia. Sono fortemente

attratti da esso, desiderano conoscerlo, incominciare a farne parte.

La formazione punterà a mostrare come la fede, l’impegno cristiano, sono presenti nel mondo, portandoli a contatto con persone, esperienze cristiane, a partire dalle esperienze dell’oratorio. Riconoscendo la bellezza della vita cristiana, saranno stimolati a coltivarla.

+ Per gli adolescenti il centro della loro vita è… la loro vita.

Gli adolescenti si mettono davanti al mondo come gli adulti e capiscono tutto. Essi però incentrano l’attenzione su come la persona è aperta al mondo e deve reagire a esso. Mentre gli adulti di fronte alle realtà pensano a come intervenire, gli adolescenti sono tesi a capire qual è il peso delle realtà e come la persona ne è coinvolta.

Come una macchina fotografica è pronta a fotografare tutto ciò che sta davanti all’obbiettivo, mentre dietro l’obbiettivo vi è la misteriosa camera che permette di imprimere la sensibilissima pellicola, così l’adulto dà interesse a ciò che sta davanti a sé mentre l’adolescente dà interesse al misterioso fatto della coscienza, di come i fatti esterni impressionano la persona. Di qui, nell’adolescente,  ingiustificate presunzioni sulle proprie capacità si alternano a paurose insicurezze e ripiegamenti.

La formazione inviterà gli adolescenti a formarsi da sé il copione della propria vita, imparando a misurare e a padroneggiare la realtà e soprattutto se stessi nella realtà.

 

Poi nella vita viene il tempo delle scelte, la scoperta della propria vocazione: è l’età giovanile;

e infine il dispiegamento di tutte le proprie energie per realizzarla: è l’età adulta.

 

6.1.1 Formazione ragazzi

 

Fino alla seconda elementare l’educazione alla fede dei ragazzi è affidata totalmente ai genitori.

A essi viene dato al momento del Battesimo il testo di catechesi che li aiuta a compiere la loro opera. La comunità parrocchiale – quando sarà in grado e nel modo in cui sarà in grado – si accosterà ai genitori per sostenerli in questo compito così importante.

All’inizio della terza elementare, quando i ragazzi cominciano a essere in rapporto vivo con il mondo, soprattutto attraverso la scuola, la comunità cristiana inizia ad accoglierli con attenzione personale perché imparino a vivere nel mondo da cristiani.

 

I ragazzi vengono accolti per aiutarli nella formazione della loro intelligenza di fede per mezzo dell’opera di catechesi (della quale si parla al n° 3).

Possiamo essere più espliciti. Ci sono ragazzi che hanno sviluppato all’ombra della testimonianza di fede dei loro genitori la fede ricevuta in dono con il battesimo; e ci sono ragazzi per i quali la fede non è qualcosa di vivo in loro. Questo appare evidente nel quarto anno di catechesi (corrispondente alla prima media), quando a promuovere l’attenzione alla catechesi non basta più la normale curiosità dei ragazzi verso tutto, ma diviene necessario un interesse personale alla fede. Ebbene noi facciamo catechesi rivolgendoci alla prima categoria di ragazzi. Accogliendo anche la seconda categoria, ma consapevoli che questi ultimi ragazzi, terminata la Cresima, purtroppo non continueranno a partecipare alla vita della comunità parrocchiale.

Gli educatori operano per la formazione della volontà dei ragazzi, attraverso i seguenti adempimenti:

 

Preghiera

+ Distribuiscono ai ragazzi sussidi di preghiera per i tempi liturgici forti (Avvento, Natale,

Quaresima, Pasqua), per le preghiere del mattino e della sera.

+ Organizzano per i ragazzi momenti particolari di preghiera, come gli incontri di preghiera in

Chiesa nella Novena di Natale, le Vie Crucis per loro in Quaresima.

 

Sacramenti

+ Sono accanto ai ragazzi per aiutarli a partecipare con fede alla messa festiva delle ore 10.

+ Sono accanto ai ragazzi per aiutarli a celebrare bene il sacramento della Confessione.

 

 

Catechesi

+ Aiutano i ragazzi a comprendere come la catechesi entra nel processo di formazione

 

Per l’accoglimento da parte dei ragazzi dell’opera formativa

+ Organizzano tempi di ritiro per i ragazzi

+ Organizzano per i ragazzi la visione di videocassette formative.

 

Per favorire la pratica della vita cristiana:

+ Aiutano i ragazzi a vivere in vera fraternità le attività di animazione dell’oratorio.

+ Organizzano per i ragazzi occasioni per essere generosi, risparmiando soldi per  spenderli per

persone più povere (come ad esempio per l’adozione a distanza di due ragazze filippine)

 

Per l’aggiornamento degli educatori e dei genitori

+ Organizzano per i genitori dei ragazzi incontri per sviluppare con essi discorsi cristiani sull’opera

educativa

 

6.1.2 Formazione preadolescenti

           

I preadolescenti (press’a poco i ragazzi della seconda e terza media, e della prima superiore) in realtà continuano la loro vita di ragazzi, ma  con un notevole maggiore inserimento nel mondo e con alcuni anticipi delle caratteristiche degli adolescenti. In particolare poi, essi hanno terminato i quattro anni di catechesi nei quali hanno ricevuto una visione abbastanza completa delle verità cristiane.

Per questo in primo piano viene posta la formazione della loro volontà. Quanto alla catechesi viene richiamata quella che hanno appena ricevuto, attenti a qualche chiarimento e sviluppo.

 

+ L’opera di formazione si realizza soprattutto in un incontro settimanale, incentrato sulla

coltivazione delle virtù, per entrare bene nel mondo, e sull’esempio di impegno di vita di persone riconosciute sante dalla Chiesa o comunque capaci di indicare e sostenere il cammino cristiano.

+ Sono invitati a diverse proposte previste per i ragazzi.

+ Il periodo di preadolescenza si conclude normalmente con il rito della “Professione di fede”,

            rito con il quale i preadolescenti sono accolti a pieno titolo nella comunità: ad esempio sono

abilitati a leggere all’ambone la Parola di Dio nelle celebrazioni liturgiche.

+ I  genitori dei preadolescenti sono invitati agli stessi incontri sull’opera educativa proposti ai

genitori dei ragazzi

 

6.1.3 Formazione adolescenti

 

+ La formazione degli adolescenti, che stanno acquistando coscienza di sé e la capacità di muoversi

personalmente e responsabilmente nel mondo, avviene soprattutto attraverso incontri, il cui scopo è portarli ad acquisire stabilmente le fondamentali virtù cristiane (teologali e morali insieme).

+ In questi incontri formativi si danno indicazioni e suggerimenti per la loro vita cristiana. .

+ Ogni  adolescente è invitato a una presenza attiva nella comunità parrocchiale, collaborando con

giovani ed adulti nelle iniziative di animazione: del Centro animazione anzitutto, dove egli appare ai ragazzi come un fratello maggiore che si coinvolge volentieri con loro e si esercita già a vivere responsabilmente; poi nel teatro, nelle iniziative sportive ecc.

 

6.2 ANIMAZIONE

 

I “minori” vivranno la fraternità cristiana anzitutto in oratorio.

Fino alla terza media tutti i ragazzi entrano liberamente in oratorio. Sono gli educatori e gli animatori a garantire il clima di fraternità.

Gli adolescenti e i giovani, che non partecipano ad alcuna delle attività educative dell’oratorio, possono entrare solo per utilizzare i campi esterni di gioco, dopo averli prenotati. Devono riconoscere di essere ospiti, non imponendo il loro stile di vita e permettendo che in oratorio prevalga sempre il clima di fraternità cristiana.

La fraternità cristiana è il clima… mentre gli obbiettivi concreti sono le attività che si svolgono in oratorio.

Le attività educative hanno sempre bisogno di chi le propone e guida la loro realizzazione: gli animatori.

 

 

 

  1. PASTORALE FAMILIARE

 

 

Il matrimonio immette in una situazione di vita radicalmente nuova.

Il legame fondamentale nella vita degli sposi è il loro legame, che si sono promessi per sempre. Vuol dire che tutte le loro esperienze non entrano solo a formare la storia della persona che le compie, ma anche la storia della coppia, della famiglia.

Nei primi anni di matrimonio occorre che i due sposi realizzino bene il progetto di coppia e di famiglia che guiderà le loro esperienze, e che sarà la “via” che insieme percorreranno. Tutti gli altri legami che ognuno ha, le esperienze che ognuno quotidianamente fa, vanno rapportati a quel “centro” dal quale ognuno dei due sposi parte per unificare la propria vita. Infatti, poiché ora la “tradizione” non esiste più, i giovani sposi devono trovare in se stessi i percorsi da compiere, devono sfidare il mondo con le loro personali risorse. Il muoversi a rimorchio dello stile di vita oggi in voga è quello più diffuso. Il muoversi autarchicamente, non può assolutamente garantire la forza per contrastare il mondo. Il muoversi sostenuti dalla fede, richiede che ci si alimenti sempre alle sorgenti della fede (il vangelo e i sacramenti), e che con la fede si predisponga la propria “via” nella quale convergono tutto il proprio passato, il proprio presente, il proprio futuro. Si tratta di un lavoro enorme! Sono sufficienti queste velocissime considerazioni per convincere che non lo si può affrontare bene da soli? La condivisione di questo lavoro tra giovani coppie di sposi diventa un aiuto “necessario”.

In questo lavoro si scoprirà presto che i cosiddetti problemi, non sono problemi che partono dalle caratteristiche delle singole persone o delle singole coppie, ma sono problemi relativi alla sfida obiettiva che il mondo lancia a tutte le coppie. Affrontare questa sfida insieme vuol dire essere aiutati ad avere una visuale più larga e più adeguata dei problemi, cogliere i tentativi già fatti per rispondere ai problemi ed essere così aiutati a valutarli, e soprattutto vivere accanto a persone che accettano la sfida, che mettono in atto le loro energie spirituali per superarla, che diventano quindi uno sprone, un sostegno, in una parola trasformano il cammino in un camminare insieme. Si rinuncia così ad affidarsi alla propria autarchia, non per affidarsi ad altre persone, ma a quella comunione misteriosa che unisce il mondo alle persone e le persone tra loro, quella comunione che la Chiesa vive espressamente come dono della redenzione del suo Signore, Gesù Cristo.

Quando giovani coppie si muovono così, il loro influsso positivo potrà esercitarsi anche sulle coppie meno giovani, vissute all’ombra di una tradizione che non guidava più, e quindi molto molto fragili. Ad esse potrebbe venir voglia di ricominciare da capo. Questo non è possibile.

E’ però possibile che immettano nel loro matrimonio potenti infiltrazioni di fede, speranza, carità, capaci di ridare ricchezza di vita al cammino del loro matrimonio.

 

Il coordinatore responsabile:

+ inviterà gli sposi che aderiscono a incontri tra giovani sposi

+ indicherà la casa che aprirà la sua porta per accogliere gli incontri dei giovani sposi

+ stabilirà, d’accordo con i partecipanti, le date degli incontri

+ guiderà la conduzione degli incontri: la preghiera di lode iniziale – la presentazione di un tema,    

su una traccia precedentemente preparata e distribuita – la riflessione comune successiva –

la preghiera conclusiva.

+ promuoverà nella comunità l’interesse alla vita cristiana in famiglia:

            + comunicando a tutta la comunità,attraverso “Il volto” o “il Ronchetto”, i “percorsi

cristiani” che il gruppo giovani sposi va rinvenendo;

+ curando la  “festa della famiglia” nella penultima domenica di gennaio, invitando alla

messa comunitaria gli sposi che celebrano particolari anniversari di matrimonio, ed eventualmente realizzando un momento di festa nel pomeriggio, e nei giorni precedenti un incontro su un tema inerente alla famiglia, in collaborazione con il Centro Culturale.

 

 

 

  1. PASTORALE DEI MALATI

 

 

 “L’esperienza della malattia richiama dunque l’uomo alla consapevolezza del fatto che la vita che egli vive non è ovvia; non è in suo potere; c’è, quando c’è e finchè c’è, unicamente in forza di un’opera arcana di Dio la quale avrebbe di che sorprendere. La sorpresa, e quindi la riconoscenza nei suoi confronti, la fedeltà all’alleanza con Lui, consentono di sperare nella restituzione della vita, anche in quel momento nel quale pure ogni energia di vita sembra lontana e inaccessibile. Questa rinnovata consapevolezza, e quindi la speranza conseguente, comportano per se stesse la percezione facile dell’errore che insidiava la vita precedente: l’errore che consiste nel vivere la vita come una ‘proprietà’.

L’esperienza della malattia impone in tal modo alla coscienza dell’uomo la consapevolezza di dover attingere le risorse per vivere a una fonte che sta oltre se stesso: la vita non si sostiene da sola.        Nel confronti dei malati occorre anzitutto assumere un atteggiamento di ascolto. Chi è nella situazione di sofferenza ha veramente qualcosa da dirci e da insegnarci: come la sofferenza lo umanizza, come lui dota di senso la sua sofferenza.

Solo con una sapienza che viene dall’invocazione a Dio è possibile essere messaggeri di speranza per i malati.

 

+ Gli operatori della pastorale dei malati portano conforto ai sofferenti nelle loro case,  in

ospedale o in casa di riposo.

+ I ministri straordinari dell’Eucaristia portano la comunione ai malati, in particolare la domenica,

dopo la messa alla quale partecipano: al momento della Comunione, ricevono dal sacerdote, nella teca, le sacre ostie necessarie e si recano direttamente dagli ammalati. E’ possibile trovare il malato mentre partecipa alla Messa attraverso la TV o una radio. E’ utile che il malato prepari prima una candela da accendere posta su una tovaglia sulla quale porre la teca.

Prima della comunione si dà qualche minuto al saluto e a una breve conversazione. Dopo la comunione, invece, è buona regola non soffermarsi per lasciare al malato la possibilità di raccogliersi con il Signore nel dono ricevuto.

+ In occasione di iniziative o giornate dedicate al malato gli operatori della pastorale dei malati, i

ministri straordinari della Comunione Eucaristica e alcuni membri della conferenza S. Vincenzo, danno senso alle iniziative proposte accompagnando e sostenendo i malati.

+ In caso di necessità organizzano l’uscita dei malati impossibilitati, con mezzi speciali.

 

 

  1. PASTORALE CULTURALE

 

 

La pastorale culturale promuove che:

+  ci sia consapevolezza, con idee adeguate, della vita attuale: ogni uomo prende coscienza di sé e si

sviluppa vivendo in rapporto stretto con altri uomini che condividono una interpretazione dell’umano-che-è-comune e delle vie attraverso le quali esso si sviluppa, cioè condividono una cultura.

+ si giudichi questa consapevolezza alla luce della fede: il cristiano, illuminato dalla fede, sa che

l’umano-che-è-comune è chiamato a essere conforme all’immagine del Figlio di Dio fatto uomo, e che le vie attraverso le quali esso si sviluppa sono le vie portate dal vangelo.

 

Ogni cristiano, e ogni comunità cristiana, ha dunque il compito di produrre discorsi cristiani, frutto della partecipazione alla cultura nella quale si cresce, vagliata attraverso le esigenze della fede.

La pastorale culturale, a nome e a beneficio di tutta la comunità parrocchiale, si impegna a produrre secondo le proprie capacità, e soprattutto a diffondere discorsi sul mondo e sulla storia, e in particolare sulle vicende di oggi, in armonia con la fede cristiana. Dai discorsi cristiani derivano poi i “cammini” cristiani che sono la “via della salvezza”.

 

Per la diffusione di discorsi cristiani, la pastorale culturale si avvale anzitutto del servizio “Buona stampa”.

Per il lavoro di interpretazione dell’umano-che-è-comune la pastorale culturale si avvale anzitutto dell’opera del Centro Culturale.

 

9.1  BUONA STAMPA

 

Il servizio “Buona stampa” consiste:

+ nella vendita di “scritti” e “oggetti”. Momento privilegiato della vendita è quello che prece e

segue le celebrazioni eucaristiche della domenica;

+ nel distribuire volantini ai fedeli al termine delle messe.

E’ utile che i collaboratori della Buona stampa si documentino sull’utilità di ciò che viene venduto, o distribuito per poterlo presentare ai fedeli in modo convincente.

 

9.2 CENTRO CULTURALE “CULTURA E VITA”

 

Le interpretazioni di avvenimenti e situazioni dipendono in gran parte dalla visione di insieme che si ha, dall’insieme delle conoscenze che ogni persona organizza dentro di sé.

E’ molto utile conoscere le visioni di insieme che vengono diffuse attraverso i mass-media: giornali, tv, cinema, teatro, conferenze:sia perché ci aiutano a formarci la nostra visione di insieme, sia anche per prendere le distanze da esse quando portano a giudizi inaccettabili.

Di qui l’importanza del conoscere la cultura di oggi e di confrontarsi con essa.

 

Particolare attenzione va data alla conoscenza del proprio territorio, della parrocchia e della zona, della sua realtà attuale e della sua storia.

Le fonti sono anzitutto le conoscenze delle persone che qui hanno abitato a lungo, e in particolare – per la storia passata – l’archivio della parrocchia, che il prossimo anno verrà ordinato

I mezzi attualmente a nostra disposizione per incontrare criticamente la cultura sono:

conferenze – cineforum - teatri –  concerti -  concorso annuale di pittura, poesia, fotografia – scuola di danza – scuola di pittura – gestione della biblioteca – iniziative culturali occasionali.

 

 

9.2.3 Teatro

 

L’attività teatrale si svolge in due direzioni:

1+ Ospitare rappresentazioni di compagnie che vengono da fuori parrocchia, con compito 

   di essere da supporto per l’aspetto logistico.

2+ Avviare una compagnia teatrale sostenuta dalla parrocchia, e favorire rappresentazioni

   episodiche di giovani e adolescenti e bambini.

.

 

9.2.4 Concerti

 

Vengono organizzati concerti di diversi generi musicali.

 

9.2.8 Gestione della biblioteca

 

Abbiamo già più di due migliaia di libri, molti anche di valido valore formativo.

 

 

 

  1. PASTORALE SOCIALE

 

 

E’il servizio che prende a cuore la giustizia sociale, poiché l’aiuto più grande alle persone è dato quando si permette loro di vivere in una situazione di giustizia. Per questo la vita sociale è il primo ambito dove impegnare il proprio amore cristiano.

Il servizio inizierà con il registrare le ingiustizie, a partire dai più gravi casi di bisogno ai quali la società non va incontro o perché non li prevede o per negligenza delle persone che dovrebbero intervenire.

Molto si può fare già nell’ambito della zona, coinvolgendo gli organismi di zona ed entrandovi.

Si potrebbe agire anche a livello di comune.

Decisivo poi è l’ambito politico.

Un esempio utile da conoscere è Ester Angiolini che per 25 anni si impegnò al Comune di Milano dopo essersi impegnata nell’A.C. nei sindacati, nelle ACLI.

Il servizio sociale è affidato al Centro Sociale S. Silvestro, guidato dall’ACLI.

 

 

10.1  INCONTRI DI FORMAZIONE SOCIALE

che costituiscono il motivo stesso dell’esistenza del Centro Sociale

 

10.2  CENTRO PRATICHE SOCIALI

 

Il Centro pratiche sociali offre il suo aiuto per agevolare e risolvere le pratiche varie, come la compilazione di domande di pensioni, d’invalidità ecc.

Per le pratiche da consegnare all’INPS  di Milano-Fiori ci si avvale del Patronato ACLI di Via San  Cristoforo n. 1.

Nel mese di maggio viene redatto  il mod. 730 e consegnato al CAF.

In primavera si interessa dei luoghi di soggiorno mare.  

Inoltre tiene il contatto con i vari enti sociali per essere continuamente aggiornato sulle pratiche da evadere.

Attualmente l’orario  di apertura è il giovedì dalle ore 18.30 alle 19.00.

           

 

2 febbraio 2003

 

 

 

 

 

 

 

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