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87 – LA PARROCCHIA NELLA VIA DELLA SINODALITA’ TRA PRETI - EDITORIALE

Categoria: C- Rapporti con gli altri preti Pubblicato: Martedì, 11 Giugno 2019

Va precisato anzitutto il rapporto del parroco con la parrocchia.
Il parroco è il responsabile della parrocchia di fronte al vescovo. Responsabile vuol dire che “risponde” al vescovo della comunità parrocchiale, del suo compito specifico che è di custodirla.

Possiamo iniziare con una domanda: “Per un parroco è più importante essere parroco, che quindi comanda, oppure essere prete, che vivrà sinodalmente con gli altri preti? Cioè, quale deve essere “in verità”  il  rapporto del parroco con gli altri preti?
S. Paolo ci dice che la carità si rallegra della verità (1Cor.13,6). L’amore esige di essere reciproco. Se non lo è, può essere che la colpa non sia dell’uno o dell’altro, ma sia dovuta alla qualità del rapporto in quanto non è vissuto secondo la sua verità, ma in modo deviato da passioni quali il desiderio di dominare, di possesso, di disimpegno, di ribellione ecc. Non si tratta di realizzare un clima di amicizia che spesso sarebbe superficiale, ridotto a mangiare o bere il caffè insieme…, evitando di condividere l’opera di evangelizzazione. (Questo criterio lo si può estendere a tutti i rapporti: marito-moglie, genitori-figli, rapporti di lavoro, ecc.). 
Così il rapporto non è “vero” se il parroco si pone come colui che comanda, invece di porsi come collaboratore con gli altri preti nell’opera di evangelizzazione. L’essere prete-parroco riguarda solo il suo rapporto con il vescovo.  

Se in parrocchia oltre il parroco ci sono altri preti non è appropriato considerarli collaboratori del parroco, bensì collaboratori dell’opera di evangelizzazione della parrocchia. Di conseguenza non appare appropriato chiamarli vicari parrocchiali o vice parroci, come se essi fossero in aiuto al parroco: è molto diffuso che dai fedeli i preti presenti in parrocchia siano considerati così.
Ogni prete è evangelizzatore in forza della sua consacrazione ed evangelizzerà così come è capace. Non sta al parroco decidere come deve evangelizzare. Per evitare sovrapposizioni è necessario che i preti si suddividano fraternamente il proprio ambito di evangelizzazione.

Queste osservazioni valgono anche per i laici, i quali sono evangelizzatori quando si riconoscono chiamati a evangelizzare e si impegnano a farlo. Quando le opere che fanno sono autenticamente cristiane, esse diventano testimonianza che la loro vocazione a evangelizzare è autentica.
Essi non evangelizzeranno come vuole il parroco poiché allora sarebbero semplicemente esecutori.
Ma devono farlo mossi dallo Spirito Santo, che li eleva a essere strumenti della sua azione.
Il parroco ha il compito di custodire la comunità, anche se non si realizza secondo il suoi desideri.
Se si operasse così finalmente scoccherebbe l’ora dei laici.

E i parroci si troverebbero liberati dal peso di decidere su tutto quello che si fa in parrocchia.
Questo vale anche per i responsabili delle comunità pastorali. Qui il termine parroco scompare. 
Molte volte i responsabili della Comunità Pastorale stabiliscono che i preti ai quali è affidata la Comunità non restino normalmente a celebrare la messa nella stessa chiesa: quando è così non sono un valido riferimento per i fedeli, che si ritrovano nella celebrazione dell’Eucaristia.

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