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90 – L’ ENTRARE DEI PRETI NELLA PRASSI SINODALE – EDITORIALE (La via della sinodalità tra preti)

Categoria: C- Rapporti con gli altri preti Pubblicato: Venerdì, 16 Agosto 2019

Sembra che i preti trovino difficile entrare nella prassi sinodale e a volte si giustificano dicendo che è normale che per realizzare le riforme nella chiesa ci vogliono diversi anni.


In realtà per passare da una chiesa non sinodale (dove si eseguono azioni che ci sono trasmesse dalla tradizione o indicate da chi ha potere giurisdizionale), a una chiesa sinodale (che mette in primo piano la soggettività delle persone) basta un clic, basta la conversione mentale, la conversione dal giudicare e dall’agire a partire da sé e da principi astratti, al giudicare e agire a partire dal bene concreto delle persone con le quali si è in relazione.

Quando agiamo facilmente partiamo dai nostri progetti, dai nostri desideri, dai nostri interessi, dall’amore verso le persone per le quali agiamo.
Per agire sinodalmente occorre partire dalle relazioni concrete sulle quali si vuole intervenire.
 E non sulle relazioni concrete con le quali si vive, ma sulle relazioni concrete così come obiettivamente devono essere.

Un esempio può precisare. Capita diverse volte che delle madri dicano che vivono bene i rapporti con i loro figli, li considerano come amici, dicendosi tra loro tutto quello che sperimentano. Questo può essere positivo, ma può essere che in realtà sia superficiale, se viene a mancare la dimensione educativa che deve essere sempre presente nel rapporto genitori-figli. Rimarrebbe una relazione interpersonale simbiotica che può in qualche modo durare anche nella vita adulta.

Coloro che hanno “potere giurisdizionale” coinvolgono i preti a realizzare i propri “progetti”, che essi ritengono un bene anche per gli stessi preti. E nel migliore dei casi ritengono di soddisfare i preti con regali, con pranzi offerti… Ma i preti desiderano altro. E’ facile e auspicabile che quei “progetti” siano frutto di discernimento: ebbene la sinodalità chiede che tutti coloro che dovrebbero agire su quei “progetti” siano coinvolti nell’opera di discernimento.

Che cos’è dunque che ostacola che la sinodalità entri nella prassi pastorale?
L’essere attaccati al “potere” che fa parte del proprio ruolo,
l’essere legati alla soddisfazione che viene dal narcisismo col quale si agisce,
 la paura di addentrarsi in un cammino che non si domina con la propria iniziativa,
 il non saper cogliere anticipatamente la gioia del camminare insieme…

Occorre che si svegli l’io interiore, che non è soddisfatto del diventare padrone del mondo, se poi non vive una fraternità veramente condivisa.
Non si può svegliare l’io interiore negli altri. Però si può dire loro: provate ad avere atteggiamenti e iniziative sinodali: può essere che si arrivi a capire che – come dice Papa Francesco – la sinodalità è la via della Chiesa.  

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