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71 - AD UN PRETE NOVELLO - di don Giuseppe Buraglio

Categoria: C- Rapporti con gli altri preti Pubblicato: Martedì, 28 Gennaio 2020

Nel cuore un entusiasmo a non finire, davanti agli occhi una vita intera da dare a Dio, intorno a sé una moltitudine di gente, tanta ancora senza volto, che aspetta di essere evangelizzata da una parola amorevole.

Credo proprio che questo sia il sentirsi del prete novello: un misto di realtà e di poesia, di illusione e di retorica… almeno lo è stato per me, in un passato ormai quasi remoto. Non che poi tutto cambi radicalmente, no. Tutto viene ridimensionato a misura della situazione reale che sei chiamato a vivere.

Ti è chiesto per primo, enorme sforzo: adeguare la tua preparazione spirituale e culturale alla gente con la quale sei chiamato a vivere da cristiano e per la quale sei chiamato a vivere da pastore. Davanti a te non la Chiesa, ma quella Chiesa, di solito diversa dal tuo immaginario seminaristico. Ti è chiesto di non andare per la tua strada, quella che ritieni i aver imparato come la migliore, ti è chiesto di condividere con gli altri presbiteri e con i laici, che sono lì prima di te, quel modo di vivere e far vivere il vangelo che lì, e solo in quel modo lì, lascia agire la grazia di Dio in te e nella gente.

Ancora, ti è chiesto di avere cuore, per Dio, per le persone; ti è chiesto non di fare il prete, che sa tanto di lavoro, ma di essere prete, che sa tanto di condivisione.

Ancora: ti è chiesta la fedeltà perché, nel corso della tua vita sacerdotale, l’entusiasmo dei primordi si riveli come radicato nel piacere a Dio e non nel piacerti delle cose di Dio: più faticoso ma duraturo il primo, più superficiale ed effimero il secondo.

Il lavoro che ci aspetta – preti cuccioli e preti dal pelo ruvido –  è via via sempre più complesso, ma interessante e accattivante. Mi pare di dover affrontare il futuro con un paio di accorgimenti essenziali: ricercare il lavoro (e magari la vita) comune e pensare la pastorale “in largo”. Pensare di coltivare da soli un orticello tutto nostro, credo sia una prospettiva decisamente suicida, per il prete, ma anche omicida per le comunità che si vorrebbero evangelizzare. Sarà proprio quella pastorale di insieme, attuale piatto forte della pastorale diocesana, nelle sue più varie specificazioni, a permetterci di sopravvivere per realizzare un lavoro pastorale che possa dare ancora qualche frutto concreto.

Prete novellino: la forbice che indica la distanza tra le future difficoltà del ministero e le future soddisfazioni è ben più aperta di quella del tuo immaginario; le fatiche che oggi tu prevedi per il tuo futuro si riveleranno sicuramente più dure, ma anche le cose belle che oggi riesci solo a mala pena ad immaginare ti daranno, domani, un senso di pienezza inimmaginabile: insieme saranno la misura più vera della tua risposta alla chiamata di Gesù.                                                                                                                                                 

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