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69 LE DUE DIREZIONI DEL CUORE di don Giuseppe Buraglio

Categoria: D - Rapporti con i laici Pubblicato: Venerdì, 06 Ottobre 2017

Incontro il prete e mi accorgo subito della sua scelta celibataria. Non ha una moglie, e si vede. La sua vita è organizzata da single.

E lo capisci da come gestisce i suoi affetti e le manifestazioni dei suoi affetti, oltre che il suo tempo.

Con questo non dico che i preti, guardando dalla finestra degli affetti, siano tutti uguali. Ti accorgi che ce ne sono almeno di due tipi.

In un primo gruppo trovi il prete molto... prete! Già l’abito è molto curato, clericale, adatto a dire subito qualcosa di chi lo porta. L’approccio è convenzionale, fatto di gesti misurati: cordiale ma non compagnone, dolce ma non affabile, aperto ma non spalancato. All’uomo parla di Dio molto più che dell’uomo, a Dio parla dell’uomo come se l’uomo fosse altro da lui stesso. Ti dà l’idea che lui sia di Dio e non tuo, anche se nel momento del tuo incontro con lui lo senti per te, ma mai completamente. La sua predicazione è molto spirituale, vi senti la sua preghiera, vi ascolti la sua fede, ma fatichi a leggervi la sua vita. Se lo cerchi lo trovi, ma hai sempre la sensazione di fargli vivere l’incontro con te come qualcosa di faticoso per lui, di

estraneo alla sua vita personale, di pertinente solo al suo ministero sacerdotale. Hai la globale sensazione che lui sia l’uomo di Dio che ti aiuterà ad arrivare a Dio ma senza la sua personale mediazione: lui ti darà tempo, cordialità, consigli, esperienza, competenza, ma nulla di sé. Non sai se lui è distante da te, forse no, però un po’ di distacco lo percepisci sempre e comunque.

Nel secondo gruppo trovi il prete dai contorni più... umani! Il suo approccio, anche visivo, non è convenzionale, ma non necessariamente bizzarro: la sua cordialità è carica di spontaneità, la sua dolcezza è marcatamente espansiva, l’espressione del suo viso è solare. Quando ti parla, capisci che ti legge il cuore e ti aiuta a fare altrettanto, e lo fa con la sapienza imparata da Dio, senza parlarti esplicitamente di Lui. Se è con te e ti sta ascoltando, percepisci  che in quel momento è tutto per te, ti sta volendo bene con il suo cuore, ti sta accarezzando l’anima con la tenerezza di Gesù. Quando predica, senti parlare il suo cuore: ti parla di Dio con la passione di chi ti vuole comunicare il suo amore per Dio perché anche tu possa percepire lo stesso amore. Quando lo cerchi e lo trovi, senti tutto il suo entusiasmo per quell’incontro con te, senti che con il prete stai incontrando l’uomo, senti che quell’incontro è per lui una cosa bella e desiderata. La sensazione globale che provi è che quell’uomo di Dio ti sta trascinando verso Dio attraverso la sua passione per la vita: vita da prete, ma fatta con tutti gli ingredienti della vita, nessuno escluso. E lo senti così vicino che ti viene da dargli del “tu” anche se magari lo conosci da pochi minuti, perché le distanze sono state annullate e senti che, anche fisicamente, qualcuno sta condividendo con te un pezzo della tua strada.

Il cuore del prete è strabico: guarda contemporaneamente in su e in giù! Guarda a Dio con la passione di chi accoglie a piene mani la salvezza che viene dalla Croce, e nel contempo non dimentica di essere uomo con gli uomini, uomo per gli uomini. Guarda agli uomini con lo sguardo amorevole di Gesù, passato tra la gente per guarire il male del mondo, e nel contempo non dimentica di aver detto “sì” ad una chiamata che lo ha reso uomo di Dio.

La più grande tentazione per il cuore del prete è quella di farsi curare quello strabismo: è più facile guardare o in su o in giù, è meno pericoloso, meno complicato. Ma l’apostolo è stato chiamato per stare con Gesù e per essere poi mandato ad annunciare il Vangelo, con le parole e con la vita: a noi, pastori del gregge, non è dato di essere diversamente.       

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