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84 - EDITORIALE - SULL’EVANGELIZZAZIONE

Categoria: Editoriale Pubblicato: Mercoledì, 13 Febbraio 2019

L’evangelizzazione deve consistere anzitutto nell’appassionare la gente alla Parola di Dio, e quindi puntare sulla formazione della coscienza, in particolare anche nei processi educativi.
L’evangelizzazione definisce la chiesa: indica il vissuto che essa deve prendere. Notiamo una mancanza di coraggio, un lasciarsi andare all’inerzia, all’accidia.
L’evangelizzazione deve incrociare anzitutto la vita quotidiana: occorre mettere in primo piano la vita di Gesù fino a 30 anni, dove  Gesù è sempre il Figlio di Dio fatto uomo, che vive nascondendo la sua divinità, ma vivendo in pienezza la vita quotidiana in rapporto col Padre.
Il primo interesse di Dio Padre è per la vita quotidiana tutto il popolo, al servizio del quale ci sono le vocazioni particolari del clero e dei religiosi. Oggi dunque è fondamentale l’educazione all’interesse per come gli altri stanno spendendo la propria vita, al modo di gestire i propri beni, allo sviluppo della propria cultura, alla guida della propria vita sessuale, all’impegno nella vita sociale e politica, come indicato dal Card. Bassetti (da definirsi se fermandosi alla pre-politica o formando un partito politico di “ispirazione” cristiana); educando il cuore a vincere impulsi e tentazioni che rubano la pace.
Ciò che forma la comunità è anzitutto la celebrazione della Messa. Bisognerebbe far sì che la Messa non duri meno di un’ora, con le parole lette senza fretta, pronunciandole bene.
L’evangelizzazione definisce l’identità del parroco (e della comunità parrocchiale): essa si trova a partire da come Giovanni Battista  si è definito: “amico dello sposo”; oppure dall’icona dell’asino che porta Gesù. Così il parroco e la comunità parrocchiale devono pensarsi non per se stessi, ma per indicare Gesù nella società di oggi.
Per svolgere questo compito è fondamentale il discernimento. Come? 1+ Usare l’intelligenza per capire il tempo che stiamo vivendo, con una visione superiore ( importanti sono gli  strumenti della comunicazione sociale cattolici: essi sono il pulpito di oggi dal quale si costruisce l’opinione pubblica). 2+ Rileggere il tempo presente con l’intelligenza che ci viene dal diuturno ascolto  della Parola di Dio.
Possiamo dire che la comunità cristiana è addormentata: va svegliata. La società è stolta (aggettivo che ritorna più volte nel vangelo), piegata sull’adesso. Occorre che risalti la dimensione di gioia della comunità cristiana.
Colpisce il fatto della gioia condivisa, che la comunità esprimerebbe uscendo dalla chiesa senza andare subito ciascuno per conto suo; occorre mettere in primo piano i rapporti personali di fraternità.
Richiamiamo l’importanza della scuola della parola introdotta dal Card. Martini, quando si stava sgretolando la vita di fede! Occorre tener d’occhio la situazione, con un occhio contemplativo ; è il nostro atteggiamento spirituale che deve cambiare.
Occorre avere anche l’intelligenza di ciò che manca nella nostra attività di chiesa, dove prevale il clericalismo: il quale accetta l’attuale struttura verticistica della chiesa e dà primaria importanza all’attività organizzativa. Il mondo organizzato della chiesa blocca molto. Pesa la mancanza di sinodalità e di mettere in primo piano la dedizione ai poveri.

Questo articolo è il frutto di un incontro tra i seguenti preti; Don Marcellino Brivio, don Augusto Casolo, don Luigi Galli, Don Andrea Meregalli, don Alberto Sacco, don Gregorio Valerio.

Il prossimo incontro tra preti, aperto a tutti,  si terrà mercoledì 27 febbraio presso le suore Orsoline di via Lanzone 53, Milano, sul tema: Gli evangelizzatori e gli evangelizzandi.

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