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103 - I PRETI ULTRA75ENNI RESIDENTI NELLE PARROCCHIE - Editoriale 33

Categoria: Editoriale Pubblicato: Martedì, 23 Giugno 2020
Introducendo “il primato dell’evangelizzazione e la sinodalità”.
 
Come sono i rapporti dei parroci con i preti residenti con incarichi pastorali, per raggiunti limiti di età, e quindi che per lo più erano parroci che si sono dimessi?
Gli incarichi pastorali affidati ai preti residenti sono per la maggior parte il portare la comunione ai malati, e le confessioni.
Il prete ha così molto tempo nel quale non è occupato. Si consiglia spesso di impegnare il tempo a pregare, oppure a leggere… Ma la vocazione del prete non è quella di essere monaco (che ha una formazione particolare, una comunità di sostegno…).
 
Che nei riguardi dei preti residenti ci sono problemi aperti, lo ha riconosciuto anche un vescovo, il Card. Angelo Scola. A uno di noi il Card. Scola nel 2016 ha detto che era sua intenzione stabilire lui stesso (senza lasciarlo all’iniziativa dei parroci) gli incarichi pastorali ai residenti. Poi, essendo vicino alle sue dimissioni non ha realizzato la sua intenzione. Colpisce il fatto che il cardinale si occupasse di una cosa così particolare. Il suo desiderio, comunque positivo, non era una vera soluzione poiché non intaccava la vera causa del disagio.
 
Il disagio più grande per i preti residenti è che hanno lasciato una comunità senza normalmente essere integrati nella nuova comunità. Come prova della mancata integrazione basta notare che quasi mai sono ammessi a far parte del Consiglio Pastorale. Per quale motivo? Sembra proprio che il motivo sia evitare che in una parrocchia ci siano “due (o più) galli” nel pollaio.
Ma prima di tutto la parrocchia non è “un pollaio”, ma una comunità di fedeli.
Inoltre non ci devono essere “galli”, ma testimoni del vangelo. Il parroco è l’amministratore dei beni della parrocchia, e uno degli evangelizzatori, con il compito particolare di custodire la comunione nella comunità.
L’opera di evangelizzazione dovrebbe essere compiuta dai vari evangelizzatori presenti in parrocchia. Ricordiamo come San Paolo scoppiò a proclamare: “Guai a me se non evangelizzo”. Anche ogni prete (e ogni religioso e laico maturo) in grado di evangelizzare, dovrebbe dire così. Non permettere a un prete di evangelizzare è come togliergli l’aria da respirare.
 
Quanto bisogno c’è di evangelizzare impegnando anche i laici dopo averli preparati, realizzando finalmente il fatto che è l’ora dei laici! Un esempio. Nel tempo di Avvento, In occasione della benedizione delle case (il nido delle famiglie), alcuni parroci consegnano a tutte le famiglie un particolare foglietto, nel quale è indicato che si desidera la benedizione, foglietto da esporre sulla porta d’ingresso nel giorno in cui passa il prete. A chi usa questa iniziativa (ad esempio alla Comunità pastorale di San Francesco alla Barona). chiedete quale è il risultato.
Per compiere l’opera di evangelizzazione verso quanti non accolgono la benedizione ci vogliono diverse persone, dato che l’evangelizzazione richiede anche un rapporto da persona a persona.
Notiamo che con la piramide capovolta non c’è il pericolo che la parrocchia diventi un insieme… di gruppetti evangelizzati, perché gli evangelizzatori si incontrerebbero per controllare il cammino che stanno facendo.
Ma soprattutto perché l’evangelizzazione, come illuminazione dell’agire secondo il vangelo, comunicandola, diventerà anche proposta di cammino ai fedeli, a chi ha responsabilità: di guidare la famiglia, dell’opera educativa (in famiglia, nella scuola, nell’attività sportiva… ), della guida della società, dell’economia, della cura dei malati, ecc.. Per realizzare questo è necessario che ogni parrocchia abbia un notiziario che raccolga la ricchezza dell’opera di evangelizzazione avente per oggetto il cammino cristiano dei fedeli, realizzando così “la chiesa in uscita”, tanto desiderata da Papa Francesco.
E prima ancora abbia un Progetto Educativo Parrocchiale, scritto – come richiesto - dai membri del Consiglio Pastorale, che è documento del cammino della comunità. Nel caso del cambiamento del parroco, il nuovo non dovrebbe partire dalle sue idee, ma dalla ricchezza di bene che c’è nella comunità per svilupparla.
 
Non si è uniti al papa gridando ogni tanto “viva il papa”, ma mettendo in pratica quanto lui dice.
Rivolgo a te che mi leggi due domande precise: sapresti dire che cosa stai facendo per evangelizzare? Stai promuovendo tra i fedeli un cammino sinodale?
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