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105 - L’ “OVILE” DELLA PARROCCHIA – Editoriale 35

Categoria: Editoriale Pubblicato: Venerdì, 24 Luglio 2020

Per parlare dell’ovile della parrocchia ci introduciamo riandando all’origine della storia di Dio con gli uomini.

“E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse
e Dio disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela…” (Gen.1,27-28)
Con simili parole Dio benedisse Noè dopo il diluvio: “Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: ”siate
fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra” (Gen.9,1).
Con Abramo abbiamo un netto cambiamento. Dio dice: “Farò di te (Abramo) una grande nazione e ti
benedirò,… e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno… in te saranno
benedette tutte le famiglie della terra”. (Gen.12,2-3)
La benedizione non è più agli uomini in quanto creati da Dio, ma ad Abramo e alla nazione che formeranno i
suoi discendenti. E non si tratta di un gruppo chiuso in se stesso poiché si allude al fatto che non saranno
benedetti solo Abramo e i suoi discendenti, ma anche coloro che non essendo suoi discendenti
benediranno Abramo. Anzi, questa benedizione di Abramo si estenderà a tutte le famiglie della terra.
Questa estensione sarà concretamente l’opera di Gesù.
Torniamo ai nostri giorni. Abbiamo dunque due benedizioni distinte da parte di Dio: la benedizione degli
uomini in quanto creature di Dio, e la benedizione di quanti sono stati scelti da Dio per realizzare una storia
con lui, iniziata con Abramo. Ad essi Dio ha rivelato lungo il tempo la sua persona, e nella loro storia si è
incarnato, trasformando la loro vita di creature in una benedizione per gli altri.
Gli altri! Chi sono? Sono coloro che non stanno vivendo una storia con il Dio di Gesù. Sono quindi coloro
che praticano altre religioni, sono coloro che sono agnostici o atei. Ma sono anche quei cristiani che pur
benedetti da Dio con il battesimo, vivono solo la benedizione del “siate fecondi e moltiplicatevi…” e non si
impegnano con le scelte della loro vita a essere conformi al vangelo, a “essere una benedizione”.
Una distinzione tra i cristiani fatta da noi è impossibile, ma si fa da sola. Infatti i cristiani che vogliono vivere
la loro storia con Dio hanno bisogno di ritrovarsi tra loro. La fede infatti non è un fatto solo individuale, essa
non può non costituire una particolare comunità che insieme riceve la parola di Dio e insieme cerca come
praticarla. La fede è aderire a una visione che non è propria di ciascuno, ma è quella dell’insieme dei
cristiani (della chiesa) alla quale si attinge.
Coloro che vogliono vivere della benedizione di Abramo formano l’ovile della parrocchia.
L’immagine dell’ovile la prendiamo dal vangelo. Nella parabola della pecorella smarrita, Gesù lascia le
novantanove pecore che sono con lui per andare in cerca di quella smarrita. E quando la trova… fa festa… e
la porta a riunirsi alle novantanove. Le novantanove-cento pecore sono l’ovile di Gesù.
Ogni parrocchia dovrebbe avere un suo ovile, un ovile del quale fanno parte coloro che vivono della
benedizione ad Abramo, e quindi vivono ascoltando la parola di Dio, cercando insieme come metterla in
pratica, vivendo desiderosi di conoscersi sempre meglio, con fattiva fraternità. Perché la cosa riesca è
necessario che ciascuno creda nelle promesse di Gesù, faccia proprie le mete che Gesù propone, dia il
primato a questa tensione che in lui è viva, e cerchi sempre di vincere le fragilità umane che vorrebbero
soffocare in lui la qualità divina di amore che è dono dello Spirito Santo.
Se a queste persone si aggregano persone in ricerca, questo è per loro il luogo migliore dove maturare la
propria fede.
Di come arrivare a formare un ovile nella parrocchia parleremo la prossima volta.

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