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73 La gioia dell’incontro di don Luca Rognone

Categoria: G – Ministero dell’evangelizzazione Pubblicato: Domenica, 10 Dicembre 2017

Condivido volentieri con voi alcuni pensieri che raccolgo dopo un altro avvento vissuto nell’impegno della visita alle famiglie in occasione del Santo Natale.

Sarà perché ho pochi anni di messa o sarà perché il contesto dove vivo il mio ministero è tutto sommato sereno, sta di fatto che affronto questo impegno con tanta gioia e attesa.

È sempre bello poter dire, almeno una volta lungo un anno: “Vengo io a casa tua!”. Non devi chiedere a nessuno di accompagnarti in chiesa, non devi pensare a che vestito indossare, non c’è il posto da prendere: è la comunità che si mette in viaggio, attraversa le strade della città, suona un campanello, domanda la cortesia di un incontro e la condivisione di una preghiera.

E poi ci sono i volti. Volti concreti, volti conosciuti e altri anonimi; volti gioiosi per l’incontro che stiamo vivendo e volti nervosi e infastiditi da uno che viene a cercare soldi.

Ci sono dappertutto e sempre ci saranno: ma era così anche ai tempi di Gesù.

Ecco perché preferiva i bambini: loro ti invitano a giocare, ti mostrano i loro tesori, fatti di doni, del presepe preparato con cura, della cameretta (magari messa in ordine per non fare figure davanti al don che viene a casa) e di un luogo dove si sentono bene come deve essere ogni casa.

Gesù preferiva anche i poveri, gli ammalati e quelli soli: gli occhi luminosi degli anziani che ti accolgono come fossi il personaggio più importante che varca la loro porta. Le lacrime dei malati che non possono donarti altro; che vorrebbero alzarsi in piedi, farti vedere la loro casa, le foto dei figli e dei nipoti ma non possono più. Oppure ti accoglie una donna che viene da un paese lontano e ti porta la nostalgia di casa sua e il ricordo dei suoi figli lontani.

È vero: non si riesce mai a trovare tutti e tanti pensano ancora che la benedizione sia una sorta di portafortuna che bisogna prendersi perché “il nuovo anno sia meglio di questo che sta finendo”.

A chi mi chiede una “bella benedizione” rispondo che non sono capace di darle: a me hanno sempre insegnato a benedire e basta. Poi a fare le cose belle ci dobbiamo pensare noi, con il nostro esempio e le nostre parole.

È vero, come ci ricorda il vescovo Mario, che “la terra è piena della gloria di Dio” e che noi dobbiamo annunciarla, accoglierla e testimoniarla a tutti.

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