JoomlaTemplates.me by Discount Bluehost

92 – LA COLLABORAZIONE DEI LAICI IN PARROCCHIA – EDITORIALE

Categoria: G – Ministero dell’evangelizzazione Pubblicato: Giovedì, 26 Settembre 2019

“Papa Francesco, in modo autorevole e con grande frequenza, parla della necessità di vivere la sinodalità nella chiesa. A suo avviso, vivere la sinodalità nella chiesa non è solo l’esigenza maggiore, ma proprio dalla pratica della sinodalità dipende il futuro della Chiesa e il rimedio per molte patologie che oggi appaiono devastanti e dolorose.

Francesco ha cominciato a usare il termine “sinodo-sinodalità” con un significato esteso. Sinodo è un processo, è una modalità di vivere la Chiesa. Deve apparire quale stile quotidiano della chiesa.
All’inizio sta l’ascolto di tutti: ascolto della Chiesa, ascolto nella Chiesa, ascolto del mondo.
Dopo l’ascolto viene la deliberazione, che si realizza con il concorso di tutti, ma mai senza l’autorità pastorale (Papa, vescovo, parroco), che assume la responsabilità della decisione, e tuttavia non si discosterà da opinioni o voti espressi in larga maggioranza, se non per gravi motivi. ”
 (Enzo Bianchi, Vita Pastorale 5/2019, pagg. 50-53).

Inizio con un esempio (Avvenire del 7/9) che viene dal Mozambico dove Papa Francesco era in missione.
“Nella diocesi di Tete ci sono circa 1.500 comunità, l’equivalente delle nostre parrocchie, ma abbiamo solo 50 preti. La Chiesa va avanti e cresce perché c’è un laicato organizzato. Quando il Vescovo arriva in una comunità trova i catecumeni preparati per il battesimo, i fidanzati pronti per il matrimonio i malati accompagnati. In ogni comunità c’è una struttura di governo, con il responsabile per la catechesi, l’animatore della comunità ecc. questo con tutti i limiti di una regione dove non tutti sono alfabetizzati.”  Una chiesa viva quindi…

Alcuni anni fa quelle che erano chiamate “parrocchie” si sono poi chiamate “comunità parrocchiali”.
Con il termine “parrocchia” si intendeva designare la chiesa che occupava un territorio delimitato, guidata da un parroco.
Con il termine “Comunità parrocchiale” si intende designare i fedeli che vivono con fede in un territorio delimitato, sostenuti dalle persone che li animano cristianamente, uniti all’autorità pastorale del parroco.
Nel primo caso è messa in primo piano l’organizzazione della parrocchia sotto il parroco;
nel secondo caso è messa in primo piano la comunione tra fedeli fondata sull’opera di evangelizzazione.
Essa non è una delle tante azioni della chiesa, ma sta al di sopra di esse e le innerva. L’evangelizzazione consiste nell’annuncio della Parola di Dio, fatta da un testimone di essa, uno che può dire come San Paolo: “Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1Cor,11,1 – cf. 1Cor.4,16; Ef.5,1; Fil.3,17; 1Tess.1,6).

Un esempio di opera di evangelizzazione sono gli incontri di evangelizzazione: consistono in gruppi di 7 – 10 fedeli, che si ritrovano in un appartamento che li accoglie, per lo più di sera, con frequenza mensile (o quindicinale). Sono incontri che partono dal vangelo e impegnano le intelligenze a capire quanto si può, e impegnano le volontà a praticare il vangelo. Esprimendo ognuno come riesce la propria esperienza di fede, si sperimenta che si è fratelli nella fede. E’ vero che questa esperienza di fede è circoscritta tra le poche persone del gruppo, ma si è ben consapevoli che anche gli altri incontri di evangelizzazione fanno un percorso simile, e questo è più che sufficiente per sentirsi in effettiva comunione personale con loro.        
Se un prete desidera introdurre gli incontri di evangelizzazione, per esempio con i gruppi di “Ascolto della Parola”, può farlo senza bisogno di autorizzazione del parroco. Per evitare dissensi e rotture è necessario che il Consiglio Pastorale sia davvero il centro della pastorale. Allora accoglierà con gioia l’iniziativa rendendo grazie a Dio.
Primo compito del Consiglio Pastorale è quello di condividere e suddividere l’0pera dell’evangelizzazione.     

Prima di passare a presentare le varie azioni della chiesa, è necessario considerare come formare i laici che si impegnano. Sembra opportuno che la formazione di base, cioè la formazione permanente cristiana, sia da affidare all’Azione Cattolica. E’ sorta proprio per questo e ha una lunga esperienza. Notiamo che l’Azione Cattolica è una associazione laica, guidata da un presidente, mentre il sacerdote (per lo più il parroco) è assistente.
Gli aderenti all’Azione Cattolica, non hanno qualche loro specifica azione della chiesa da compiere, ma aiuteranno a tenere vivo il senso delle azioni della chiesa che compiono con gli altri.
La formazione specifica per il compimento delle varie azioni della chiesa, si deve realizzare strada facendo, artigianalmente direbbe Papa Francesco. E’ da superare il pensare che prima bisogna andare a scuola, essere cioè formati teoricamente e poi si passerebbe alla pratica.
Ogni apprendimento di tipo artigianale passa anzitutto attraverso lo sporcarsi le mani, l’iniziare a fare, con l’aiuto di persone con esperienza: si impara facendo. Poi conferenze o corsi diventano utili. 

Visite: 18