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78 - COME VIVO LA BENEDIZIONE DELLE CASE di don Alberto Sacco

Categoria: H – Ministero della liturgia Pubblicato: Mercoledì, 03 Ottobre 2018

Quando sono all’opera come prete, la prima cosa che mi domando è “che cosa sto facendo?”, e con più precisione: “Che cosa sta facendo Dio per mezzo mio?”.

Così, quando nel tempo di avvento mi reco e benedire le case, suono il campanello della porta chiusa davanti a  me. Attendo  con pazienza che qualcuno venga ad aprire.  Oggi è difficile che corrano ad aprire, poiché la gente è piuttosto stanca per le troppe persone che chiedono di entrare nella loro vita con telefonate, messaggi e anche visite interessate e solo poche volte interessanti. Quando si apre la porta, la prima cosa è presentarmi: “Sono il prete che  come segnalato, vengo per la benedizione:  la desiderate? Posso entrare?”.  Se la risposta è sì, entro e spiego la benedizione ad esempio con parole come queste:  “La casa è  il luogo dove la vita nasce, cresce, dove nascono progetti, speranze, gioie, sofferenze…  Con la benedizione  il Signore accompagna tutte le esperienze di vita che avvengono in casa durante l’anno”. Oppure: “Le mura della casa custodiscono la nostra intimità, sono come una veste che raccoglie la propria persona, assieme alle persone con le quali viviamo. Con la benedizione  Dio fa della nostra casa una chiesa domestica”. Oppure: “Potete dire: siamo noi ad andare in chiesa, forse anche tutte le domeniche. Ebbene, una volta all’anno è il prete che viene in casa, a indicare il legame che c’è tra la chiesa e la casa”… Si dice poi una preghiera. Segue la benedizione.  Se ci sono dei ragazzi magari li preparo a vedere come l’acqua benedetta entra in casa. Infine, brevemente una parola sulla  famiglia: e a volte emergono situazioni  per le quali si deve ritornare a far loro visita. Una  attenzione va fatta se ci sono dei malati. E si conclude con cordiali saluti. Il tempo richiesto per una benedizione fatta così è  poco, ma se essa è data senza correre lascia un segno positivo, e può anche restare nella memoria. Ancora oggi sono ben pochi i cristiani che non accolgono la benedizione.  E’ un incontro che non dà chissà quali risultati, ma è una presenza che facilita eventuali incontri successivi: per questo è saggio cercare di arrivare a tutti. Se si desidera  fare incontri formativi, questi possono essere fatti in altri momenti. 

Credo che sia impossibile registrare i molti modi con i quali è fatta la benedizione delle case Non si dovrebbe approfittare di questo rito tradizionale per realizzarlo secondo personali desideri, trasformandolo in un particolare incontro  con i fedeli, trascurando che è un sacramentale. Già il modo di chiamarla “Benedizione delle famiglie” porta fuori strada, poichè le famiglie sono benedette in tutte le Messe. In questo caso si benedicono le case delle famiglie. Alcuni preti benedicono così: in ogni scala con diversi appartamenti individuano una famiglia disponibile e nei giorni che precedono la benedizione invitano le famiglie della scala a trovarsi nella famiglia individuata: lettura di un brano del vangelo, esortazione, preghiera, benedizione. Quindi un po’ di happy hour accompagnato da chiacchiere, anche valide.  A chi lo chiede, si va poi a benedire la casa. E le famiglie che non sono presenti  non hanno questo incontro (in una torre erano presenti in 6 famiglie su 85 appartamenti) . Ancora oggi sono relativamente pochi quelli che non accolgono la benedizione. E’ un incontro che non dà chissà quali risultati, ma è una presenza che facilita eventuali incontri successivi: per questo è saggio cercare di arrivare a tutti. Se si desiderano fare incontri formativi, questi possono essere fatti in altri momenti. Ma i preti sono in diminuzione e  devono dedicarsi a molte famiglie. Se si inviano anche laici religiose a unirsi alle famiglie per una preghiera, è certo cosa buona. Ma gli stessi fedeli desiderano il prete, per ricevere una benedizione sacramentale. Alcuni preti hanno allora introdotto questa iniziativa. Hanno diviso la parrocchia in due parti press’a poco uguali. Un anno benedicono una parte e l’anno successivo l’altra parte. Va allora specificato che quella benedizione ha scadenza biennale per cui non restano un anno senza benedizione Altre forme con le quali si benedice la casa: sono innumerevoli. Ne ricordiamo due. Si  chiede agli abitanti di mettere fuori dalla porta un segnale (consegnato in chiesa) che indica la richiesta di benedizione. Si chiede che siano gli stessi genitori a dare un segno di benedizione, consegnando al padre di famiglia una boccetta di acqua santa con la quale lui stesso  benedirà  la casa (con una benedizione che non è più un sacramentale). 

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