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71 LIBERO… PER CHI? (Come sto affrontando il trasferimento) di Alessandro Bonura

Categoria: M - Autoformazione Pubblicato: Domenica, 15 Ottobre 2017

Sto affrontando in queste settimane il delicato momento del cambio di destinazione, il terzo della mia breve esperienza sacerdotale.

Proprio l’altro giorno parlavo con un confratello che ha affrontato anche lui tre cambi di destinazione, sì, ma in più di cinquant’anni di ministero! I tempi sono davvero cambiati.

Mi è venuto in mente il titolo di un libretto che avevo letto in seminario e che ho riletto diverse altre volte in questi anni: “Liberi per chi”. È un libro sul celibato e sull’affettività del prete con varie testimonianze ed esperienze, scritto da un sacerdote psicologo, se non mi sbaglio.

Quel titolo mi provoca in queste settimane di saluto e di accoglienza, di raccolta e di rilancio, di bilancio e di nuove prospettive.

Quello che più mi fa riflettere, una riflessione interiore che a volte riesco ad esprimere anche in modo sensato agli altri, è la ricchezza delle relazioni e del mosaico di volti e storie che mi porterò sempre con me: non ci si può dimenticare, non ci si può lasciare nell’indifferenza e nella dimenticanza, come se di fronte alla chiamata ad altre responsabilità, ci si possa comportare come un “libero professionista” che ha svolto il suo compito ed ora è pronto ad andare semplicemente altrove.

Forse tradirei proprio il mio ministero se con faciloneria tagliassi questi nuovi fili invisibili che mi hanno legato a ragazzi, ragazze, famiglie, giovani, adulti e anziani… senza conservarli nel mio cuore e nel mio dialogo con Lui, nella preghiera di intercessione che è propria di chi ha deciso di donare la sua vita come il Buon Pastore.

Più di una volta, incrociando saluti e pensieri dei fedeli della mia parrocchia precedente, mi è sembrato di cogliere nelle parole certamente rammarico per un cammino che ci allontana ma, insieme, raccoglie la gratitudine per aver condiviso parte di esso nella conoscenza reciproca e nel reciproco arricchimento nella fede e nella conoscenza di Gesù.

Così il titolo di quel libro “Liberi per chi” diventa, per me, interrogativo: “Libero… per chi?”. Libero di dedicare la mia vita ad una missione che, insieme ad altri confratelli nel ministero e ad altri fratelli e sorelle, non conosce confini se non quelli disegnati e conosciuti dalla Provvidenza; libero per lasciare che il Signore mi prenda ancora al suo servizio là dove ci sarà bisogno di me, non sentendo solamente il “peso del distacco”, ma anche e soprattutto la ricchezza che ogni volta aumenta di storie accolte e accompagnate ( e tra le quali anche la storia è accolta e accompagnata!); libero perché il Signore continui ad essere il centro affettivo ed effettivo della mia vita, purificando i legami e le relazioni.

Non entro nel merito del cambio di prospettiva che la nuova destinazione mi apre (passo da essere vicario parrocchiale di una parrocchia e responsabile di un oratorio a vicario di una comunità pastorale referente di parrocchia, sempre conciliando il mio incarico con lo studio del diritto canonico): servirebbe un altro articolo e, se me lo chiederanno, ci potrò pensare se scriverlo dopo aver mosso i primi passi e aver fatto un po’ di esperienza.

Don Alessandro Bonura 

 

 

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