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79 – DISCERNERE E DIALOGARE PER REALIZZARE LA SINODALITA’ di Mons. Carlo Galli

Categoria: M - Autoformazione Pubblicato: Sabato, 13 Ottobre 2018

Il nostro vescovo chiede “ a tutti di appassionarsi alla vocazione a essere pietre vive di una Chiesa che sia un segno della Gerusalemme nuova e che l'Agnello va costruendo purificandola con il suo sangue… L'edificazione della città è l'opera di Dio che convoca tutti e accoglie ciascuno” ( Vieni ti mostrerò la sposa dell’Agnello)

La modalità procedurale è quella della sinodalità, una disciplina dell’agire pastorale per promuovere processi di discernimento e di decisione condivisi. Il Vescovo riconosce come questo procedere non è stato sempre soddisfacente, o per un'eccessiva delega del laicato al clero o per un eccesso di personalismo autoritario nel clero. Ciascuno nelle proprie responsabilità e secondo le proprie possibilità cerca di essere fedele a questa indicazione del vescovo Mario.

Ma...! Stiamo vivendo un momento in cui i seri problemi di ordine sociale stanno turbando le coscienze e la debolezza della politica, l’insicurezza del futuro economico favoriscono il nascere di ansie e paure. Il Papa ci chiede di pregare per la Chiesa, aggredita dal maligno attraverso scandali e divisioni. Siamo tutti accomunati in questo. Nascono degli interrogativi e non è facile tra noi confratelli toccare alcune tematiche, perché si hanno opinioni diverse e si vuole evitare il rischio di un confronto che divide. Qualcuno dice che il ruolo pastorale che rivestiamo, soprattutto in alcune responsabilità, è tentato dal silenzio. Non è facile parlarne neppure con i laici impegnati, perché vi è lo stesso timore della divisione di una fraternità a causa della politica. Tutto è spiegabile per la diversità di età, di formazione,anche seminaristica, di responsabilità pastorali. Non è che si rischia una sorta di ipocrisia dell'immagine istituzionale delle nostre comunità? Questo il momento in cui dovrebbe nascere un bisogno di sinodalità , uno scambio,il più possibile ampio e sereno, sulle sensibilità politiche, sociali e pastorali che ci sono nel clero. Non siamo funzionari di un Istituto di propaganda, che devono migliorare la loro prestazione, ma confratelli attenti e rispettosi delle fatiche e delle opinioni di altri confratelli. Siamo espressione di una Chiesa composita, ove l'esercizio della carità è condizione della ricerca della verità e dell'annuncio del regno. Ciascuno di noi ha la sua età, il suo bagaglio culturale, ma è necessario che tutto questo venga continuamente interrogato per essere nuovamente scelto come occasione di un cammino spirituale

 Due note: la prima sullo stile, la seconda sul contenuto. Nell’orazione della Santa messa per le vocazioni sacerdotali si legge: “fa che siano uomini miti e umili, pastori liberi e forti”. Le virtù  sono  dono dello Spirito, ma  esprimono la nostra personalità nelle relazioni fondamentali della nostra esistenza e del nostro apostolato. E’ necessario che questo stile caratterizzi l’esercizio della sinodalità, in un momento in cui la comunicazione sociale è carica di violenza e volgarità.  La seconda nota riguarda la necessità di un riferimento di valore. Cito il cardinal Martini: “… vorrei anche ricordare che l'ansia della vita non è la legge suprema, non è una condanna inevitabile. Essa è vinta da un senso più profondo dell'essere uomo, da un ritorno alle radici dell'esistenza. Questo senso dell'essere, questo ritorno alle radici, ci permettono di guardare con più fermezza e serenità ai gravissimi problemi, che la difesa e la promozione della convivenza civile ci propongono ogni giorno”. ( La dimensione contemplativa della vita ). Siamo attenti i profeti? “ Il profeta avverte non prevede. Il domani è frutto delle nostre scelte di oggi. Il tempo per i profeti non è inesorabile dispiegarsi del destino, ma l’arena della libertà umana in risposta alla chiamata di Dio”. ( Sacks- non nel nome di Dio).

Alcuni dei possibili interrogativi per un esercizio di sinodalità fraterna

1) Papa Francesco ha una mentalità liberale che rompe con norme e tradizioni, oppure richiama il bisogno di una rilettura evangelica di norme e tradizioni? ( Evangelii gaudium e Amoris letitia).

2) Le sue forti denunce sulla globalizzazione del mercato e del profitto,in cui è chiaramente coinvolto il nostro mondo nordoccidentale, e che sono causa di tragedie ambientali e umane, sono parte del mio riflettere, della revisione del mio stile di vita personale, del mio conversare con la gente? ( Laudato sì).

3) Le statistiche dicono che la frequenza domenicale è bassa, soprattutto nell’età giovanile e nella mezza età. Questo  significa che il confronto con la Parola non è più occasione formativa di un pensiero cristiano diffuso. Vivo l’ansia di essere sociologicamente minoranza,oppure, con spirito di fede, giudico questo tempo una grazia dello Spirito , che chiede alla Chiesa di essere ciò che Cristo ha detto ai suoi discepoli: un piccolo pugno di lievito, che per la forza dello Spirito, continua con fedeltà a fermentare la pasta della storia?

4)I principi etici,cristianamente ispirati, che hanno innervato la cultura italiana, anche laica, non hanno più la forza di guidare  la traduzione legislativa sui temi della famiglia e della bioetica?

 5)Da tempo si ripete che L’Europa dalle radici cristiane, è stanca, e qualcuno dice che Cristo ha cambiato indirizzo dirigendosi verso il sud del mondo. Forse sta tornando, e risale il Mediterraneo come ai tempi di Pietro e Paolo, che sono arrivati a Roma da stranieri.?

6)Si sta ripetendo la triste storia di un dualismo tragico: noi e loro?  Si demonizza il “diverso”, lo si accusa di essere la causa dei nostri problemi, si arma la coscienza contro il nemico, lo si espelle prima dal cuore e poi dalle istituzioni. In nome del buon senso si è perso il coraggio evangelico di scelte alternative per il fratello bisognoso?

7)E il Crocifisso? Qualcuno lo sta arruolando? Il Crocefisso ha il volto del Padre, nelle cui mani si pone il mistero della propria vita? Ha il volto del fratello ladrone, che chiede di essere nella misericordia del Regno? Ha il volto del centurione, uomo inquietato dall’avvenimento, che pronuncia la propria fede? Oppure è bandiera sventolata, citando scorrettamente la tradizione e l’identità cristiana, contro altri segni religiosi? Forse è il momento di guardare le mani che lo appendono.

8) Oltre alla Sposa c’è anche lo Sposo. Qualcuno dice che è mezzanotte e che la storia sta gridando: ecco lo sposo! Siamo la vergine sciocca ,assopita, senza l’olio? Quale olio acquistiamo?

Quali sono i quotidiani che noi e i nostri fedeli leggiamo per informare e formare le nostre convinzioni sugli avvenimenti? Quale l’ultimo pensiero che ha deciso il voto il 4 marzo?

9) i vescovi lombardi radunati per gli esercizi,invocano sul popolo dei credenti una particolare benedizione, perché il momento che si sta vivendo è di smarrimento e smarriti sono coloro che hanno delle pubbliche responsabilità. L’omelia del vescovo Mario è eloquente. Ma ci chiediamo se non sia necessario interrogarci su come la Chiesa italiana, anche a livello istituzionale, si è rapportata con la politica, facendo o indicando scelte di parte,negli ultimi vent’anni. Questo interrogativo non è per trovare colpe, ma per cercare le ragioni degli sviluppi politici sociali e cogliere quali sensibilità si sono favorite anche nella formazione delle coscienze.

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