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80 - LETTERA di Mons. Ambrogio Piantanida

Categoria: M - Autoformazione Pubblicato: Domenica, 14 Ottobre 2018

Caro don Alberto e confratelli, mi interessa molto il tema della sinodalità.

Sono contento che hai citato il documento del Papa che innova il Sinodo dei Vescovi ed il commento commosso di Sequeri. Certo che il minimo è strutturare le riunioni e l’attività decanale in corresponsabilità, con compiti e figure che stimolino. Ma si tratta di ben di più: Papa Francesco ne ha già parlato ai Vescovi italiani, ma poi per il 50° dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, l'ha indicato come la maniera propria per i nostri tempi, di rivelare la salvezza.

Mi ha sorpreso che l’Arcivescovo, pur accennandolo, non lo abbia preso come primo tema del cammino (anche le “genti” da accogliere pre-richiedono che tipo di chiesa vogliamo: se clericale, dell’obbedienza, o della presenza responsabile; dei riti e dei nostri ambienti o della vita quotidiana, in rapporti e uso delle cose con altri criteri, nuovi ed evangelici).

In questo senso mi pare grave che non si parli più di comunità pastorali: c’è certamente da fare un bilancio, delle correzioni, e da indicarci dei percorsi riconosciuti buoni. Soprattutto ci ricordiamo che le finalità indicate, anche per non dire che il calo numerico dei preti era decisivo, sono state identificate in nuovo slancio missionario - andando oltre quanto fatto sempre, coinvolgendo e inventando – e soprattutto nella corresponsabilità più ampia di confratelli, religiose e consacrati, laici e famiglie (fino a pensare ruoli e responsabilità direzionali). Dove siamo rimasti?

Quanto al tema del prossimo incontro decanale (in modalità, nuove s’intende) sta bene sia il Papa, il suo splendido lavoro di riforma e le molte reazioni non buone. Ma parliamo di tutto : che non abbiamo preso sul serio – tutte le comunità pastorali e parrocchie – le "24 ore per Dio" nella data scelta.

La "lettera al popolo di Dio per gli abusi": con l’impegno a gesti o momenti di riparazione per ogni diocesi e con il superamento di risolvere tutto – ne fa cenno il testo – con il gruppo dei soliti che sanno (il resto, anche fra preti, sono “seminaristi” da preservare) [era da almeno due anni che auspicavo tra me la convocazione almeno del presbiterio a porte chiuse in Duomo, per dire i falli per la nostra parte, chiedere perdono e deciderci a fraternità vigilante!]

Così come l’attenzione a cosa già si è mosso per il Sinodo dei giovani, alfine di suscitare attenzione e preghiera, mi sembra abbastanza poco nelle nostre comunità e celebrazioni.

Nella Lettera Pastorale “Cresce il seme lungo il cammino il suo vigore” tra gli altri ci sono due ammissioni/indicazioni che mi sembrano significative: la perdita di attrattiva per la Messa, anche tra ragazzi,adolescenti e giovani, ed il ritorno del discorso sul riposo festivo (invitando a non illudersi che porterà un ritorno a Messa; occorrono invece  testimonianze vive, belle, gioiose, solidali, per convincere che nelle Feste e nell’Eucarestia c’è un tesoro, anche per l’uomo e la famiglia di oggi.

Non si potrebbe su questi due temi promuovere confronto e far conoscere esperienze belle, invitanti, coraggiose? Più in generale mi è venuto in mente che su temi così grossi, come la sinodalità . o il cambio di figura di comunità cristiana  e del vivere concreto… o anche su cose specifiche come esperienze di liturgia, di in iziazione efficace, non andrebbe bene promuovere delle assemblee del clero e anche dei laici, per età o zone, ove dibattere anche per un giorno intero!

Sono un vecchiotto ma che sogna ancora, nella potenza sempre giovane dello spirito, dei preti e della gente. Buon lavoro.

                           

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