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13 INSEGNAMENTI DI CARLO MARIA MARTINI di mons. Carlo Galli

Categoria: M - Autoformazione Pubblicato: Martedì, 27 Gennaio 2015

A tutti noi sacerdoti viene rivolta la domanda: ma perché questa sofferenza? Un maestro mi ha aiutato a rispondere in modo "onesto".

Ricordiamo il nostro vescovo Carlo Maria Martini come pastore della chiesa ambrosiana.

Ci ha insegnato un contenuto dell'azione pastorale, un metodo da seguire, uno stile da tenere. Un contenuto: la Parola di Dio, citata con competenza da studioso, con l'abbandono del credente, con umiltà come guida delle coscienze. Un metodo: il discernimento. Di fronte alle vicende della vita è importante interrogarsi: che cosa mi vuole dire Dio con questo? È necessario, nulla escludendo, nel silenzio, confrontarsi con la Parola di Dio e prendere conseguentemente delle decisioni. Uno stile: il rispetto della strada alla verità di ogni coscienza. Ho un ricordo personale che mi ha illuminato.

Quando ero parroco a Baggio, all'estrema periferia della città di Milano, ho vissuto la tragedia di una famiglia che aveva perso un figlio adolescente in un incidente di montagna. Ne parlarono i giornali. Il cardinal Martini lesse che si trattava di un chierichetto della parrocchia e scrisse alla famiglia. Il papà mi chiese di incontrare il vescovo per ringraziare. Fummo ricevuti una sera, sul tardi, in arcivescovado. Dopo una breve con conversazione, ci congedammo. Sulla porta il nonno del ragazzo disse: Eminenza non ci siamo... Non ci sono ragioni per quanto è successo. Il Cardinale rimase in silenzio per qualche istante, poi disse: come uomo non ho molto da dirle, ma mi sto recando in cappella a pregare... E si interruppe trattenendo altri pensieri ed altre parole. Mentre si tornava a casa, in un silenzio carico di emozioni, il nonno mi disse: grazie, Don Carlo, per l'incontro di questa sera con il vescovo. Sa perché le dico grazie? Perché mi ha fatto incontrare un uomo "onesto". Riflettendo poi su quel riconoscimento di onestà mi resi conto di uno stile del vescovo. Ascoltare e  caricarsi della fatica altrui, ponendosi nella stessa situazione di debolezza. Testimoniare il proprio orientamento nella fede, che invoca per vivere la difficoltà, riconoscendola come tale. Non predicare addosso ad altri le proprie sicurezze, che non sempre si possiedono, ma che è necessario chiedere continuamente come dono di grazia. È un atteggiamento che fa riflettere, e in questo senso ti fa crescere della coscienza. A ciascuno è lasciata poi la responsabilità di una posizione da prendere e da testimoniare, senza le quali non c'è umanità autentica. Annunciare la Parola, perché sia metro di misura della vita e prima ancora suo fondamento, ma con umiltà e autenticità.                                                                                (P 1)

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