JoomlaTemplates.me by Discount Bluehost

70 AMORIS LAETITIA, UN DOCUMENTO DI SVOLTA di don Michele Aramini

Categoria: N – Pastorale familiare Pubblicato: Lunedì, 09 Ottobre 2017

Chi legge il testo di Amoris Laetitia capisce subito che c’è qualche cosa di nuovo in questo documento papale. Vediamo le singole novità.

Il titolo

È il titolo stesso che mettere subito in rilievo che l’amore deve avere come sua prima qualificazione la gioia: «La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa» (AL n.1).
I lettori giovani forse non si meraviglieranno, ma lo faranno di sicuro le persone che hanno superato la quarantina. Chi è oltre i quaranta anni ha visto spesso associare all’amore, il sospetto del peccato sessuale e la rigidità di molte regole ecclesiastiche. I vecchi addirittura si ricorderanno che si confessava il “peccato del matrimonio”. Dice il Papa: «Pertanto, in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi». (AL 152). Questa linea di positività gioiosa percorre l’intero testo e non solo il titolo

e dà il tono del messaggio che papa Francesco vuole dare alla Chiesa e al mondo.

 

Il linguaggio

Un secondo elemento di novità è costituito dal linguaggio del documento. Il testo è lungo, ma è

comprensibile da tutti. Anche questa comprensibilità non è un fatto scontato per i documenti della Chiesa,che spesso sono indirizzati agli addetti ai lavori. Stavolta il Papa si indirizza a ogni fedele, perché possa assaggiare personalmente la proposta cristiana sul matrimonio, senza rompersi la testa e senza abbandonare il testo a causa delle sue difficoltà. Certo ci sono dei passaggi che rivelano delle questioni teologiche molto importanti come, ad esempio, nel capitolo VIII, ma anche in questo caso il messaggio è chiaro.

 

L’obiettivo

Lo scopo del documento non è solo quello di dare nuove prospettive (non regole, che già ci sono) per un problema importante ma non centrale, quale quello delle coppie nelle cosiddette situazioni irregolari. L’obiettivo principale del documento è quello di riportare al centro dell’attività pastorale della Chiesa la cura della famiglia, dalla formazione degli adolescenti e dei giovani, ai fidanzati, alle giovani coppie, fino alle coppie mature con le loro crisi. Il Papa con Amoris Laetitia vuole proporre in maniera gioiosa la bellezza della vocazione cristiana al matrimonio e alla famiglia. Qualche teologo usa il termine annunciare il “Vangelo del matrimonio”, che però altri preferiscono evitare, dicendo che di Vangelo ce n’è solo uno. In ogni caso la sostanza è chiara: nella missione di servire il mondo, la Chiesa deve rilanciare la centralità della cura per la famiglia, perché le nuove generazioni possano apprezzare questo grande ed essenziale dono.

 

Una applicazione differenziata

A differenza di altri testi del Magistero, in Amoris Laetitia c’è l’invito esplicito a proseguire la riflessione nelle Chiese locali dei diversi continenti, in modo che il progetto cristiano sulla famiglia si sviluppi e si applichi in un dialogo con le diverse culture. Ecco che cosa leggiamo al n. 3 di AL:

«Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano».

Seguendo questo metodo si avranno forme liturgiche originali per la celebrazione del matrimonio, cammini di preparazione adatti alle singole culture, diverse modalità di partecipazione delle famiglie alla vita della Chiesa.

 

La coscienza del singolo credente
Amoris Laetitia (AL) valorizza il ruolo della coscienza di ogni credente, nella scia delle indicazioni del Concilio Vaticano II. Papa Francesco chiede che la Chiesa si dedichi a formare la coscienza dei credenti senza pretendere di sostituirla. Tale formazione deve condurre le persone a saper apprezzare i valori morali cristiani, a valutare le circostanze e le responsabilità di fronte a problemi complessi. Il cambio di rotta è evidente, se si pensa che nel passato recente diversi documenti  della Chiesa hanno concepito la coscienza in modo riduttivo, come il luogo dove si decide come applicare la norma morale del magistero, quasi come una ricetta che va messa in pratica, con pochi margini di manovra. essi si vedono riportati al ruolo di fratelli che, a nome della Chiesa, accompagnano i laici nel cammino di formazione e di discernimento, anche nei casi in cui si sono verificate dolorose rotture familiari. Il ruolo del presbitero non può limitarsi a dire questo sì questo no, se un padre di famiglia facesse così l’educazione sarebbe male impostata. Nello stesso modo, secondo AL, il presbitero assume il ruolo di accompagnatore autorevole del discernimento che la coscienza dei fedeli deve compiere, per esempio se si tratta di decidere dell’accesso ai sacramenti.

La sinodalità

Amoris Laetitia è il frutto di un cammino lungo, che ha visto la celebrazione di due sinodi dei vescovi: quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015. In preparazione al sinodo 2014 era stata fatta una grande, e mai vista prima, raccolta di pareri sui temi della famiglia, attraverso un questionario inviato a tutte le diocesi del mondo. In questo cammino sono stati coinvolti migliaia di fedeli laici appartenenti alle parrocchie e ai movimenti. E così i Vescovi sono andati al sinodo portando anche le riflessioni delle loro chiese particolari. Leggendo il testo si ritrovano gran parte delle relazioni finali dei due sinodi, alle quali Francesco aggiunge il suo tocco appassionato, saggio ed equilibrato. Si tratta anche in questo caso di una novità. Un coinvolgimento così vasto indica una precisa volontà di integrare tutte le componenti delle Chiesa, per ascoltarle e valorizzarle.

 

Siamo di fronte a un modello di Chiesa sinodale, non centralistica.

Lo sguardo nuovo con cui affrontare i problemi: prima i soggetti, poi le regole

Tutti questi elementi di novità trovano poi la loro ispirazione e sorgente nella cosa più importante di tutte: la nuova prospettiva assunta da papa Francesco. Infatti il nucleo della dottrina sul sacramento del matrimonio viene riproposto quale punto di riferimento qualificante (AL 292), ma nell’esporlo si dà primario valore ai soggetti coinvolti – il Dio di misericordia e gli sposi (con la loro coscienza, la libertà, la loro fede battesimale e il loro amore, la loro unicità) –, al consenso che i due esprimono da credenti in Cristo, all’identità di quello speciale NOI che è la coppia che cresce e vive nel tempo (e che conosce quindi crisi e trasformazioni), al donarsi reciproco e fecondo, nell’unione sessuale e nella vita quotidiana. Non è la logica contrattuale, incentrata sul vincolo, o la prospettiva giuridica di una legge da rispettare o di un precetto da assolvere che sono al centro.
La dottrina permane, ma cambia il modo con cui essa viene ad essere riconosciuta nel quadro delle affermazioni antropologiche, ecclesiologiche, pastorali che Amoris Laetitia presenta, con una

maggiore attenzione data alla coscienza, alla dinamica del tempo e dei processi, alla modalità con cui il dono di grazia plasma l’umano. Come si è espresso papa Francesco nel discorso finale: «l’esperienza del Sinodo ci ha fatto capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le idee ma l’uomo, non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono».

 

Avvertenze fondamentali

In definitiva «ci sono due domande da non porsi leggendo questo documento: “Cosa dobbiamo fare?” e “Cosa è la famiglia?” Leggere Amoris laetitia partendo anche solo da una di queste due domande significa condannarsi a non capirlo. Sia il tradizionalista che cerca nel documento le tracce delle passate definizioni metafisiche sia il progressista che cerchi l’autorizzazione a fare tutto ciò che vuole resteranno delusi e tenteranno, in diversi modi, di ‘stirare’ il documento fino a fargli dire ciò che non dice. Il punto è che questo testo chiede di essere approcciato, a partire dall’esperienza. Non si tratta di un ragionamento astratto sulla famiglia, ma una riflessione sulla esperienza umana della famiglia, per come è illuminata dalla Parola di Dio.

Non si tratta quindi di un invito a ragionare, ma di un invito a vivere, non lo si capisce senza essere

innanzitutto padri e madri, senza aver vissuto in prima persona ciò di cui il Papa parla. “Più che una definizione magisteriale quindi è una catechesi mistagogica, un gigantesco ‘vieni e vedi’ detto al mondo intero che più non sa declinare la parola famiglia. Vieni, conosci il mistero della famiglia cristiana da dentro, a partire dall’esperienza, e poi, forse, potremmo preoccuparci dei limiti, dei paletti e delle definizioni” (F. G. Brambilla).

Visite: 437