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77 - LA PASTORALE GIOVANILE NELLA DIOCESI DI MILANO di don Alessandro Giannattasio

Categoria: O - Pastorale Educativa Pubblicato: Mercoledì, 03 Ottobre 2018

Appunti e riflessioni a braccio.

In spirito di fraternità, desidero portare il mio contributo per la “buona causa dell’evangelizzare oggi le giovani generazioni”. Per 15 anni “ho fatto” Pastorale Giovanile; sono Parroco da 3 anni e ho a cuore la questione; sono in una realtà in cui faccio tutto: nella mia persona convivono il Parroco, l’Amministratore-Legale Rappresentante, il Confessore, il Coadiutore, il Responsabile di PG, il Direttore dell’Oratorio, l’Animatore, il Responsabile dell’OFE…per 3 Parrocchie, per 3 Oratori.

Come tutti i preti, ho a cuore il desiderio di annunciare il Vangelo qui e ora.

Qui: dove il Vescovo mi ha destinato, senza se e senza ma…

Ora: nel tempo che viviamo. Si parla di “emergenza”: emergenza giovani, emergenza profughi; emergenza lavoro; tempo di emergenza e confusione.

Ho visto il “docufilm” sul cardinale Martini: a 52 anni diventa Arcivescovo di Milano. A 55 anni riesce ad “attirare a se i giovani” nonostante non sia giovane. Il docufilm mette in evidenza la sua “exousia”. I giovani non hanno allora forse bisogno di programmi, di progetti, di preti giovani, ma di “exousia”, di testimoni veri che stanno in mezzo a loro, che creano relazioni vere e significative.

1- Sono sempre più convinto che la Pastorale Giovanile sia un ambito della Pastorale unitaria che ogni parrocchia propone. Da giovane prete ho imparato a gestire i giovani “insieme” al mio Parroco. Sono cresciuto come “coadiutore” del Parroco, cioè come colui mandato dal Vescovo non per un aspetto della Pastorale, ma per coadiuvare il Parroco nel concretizzare la Pastorale del Vescovo nella Parrocchia. Il mio Parroco mi “obbligava/incoraggiava” per i primi 5 anni a frequentare l’ISMI. L’ISMI mi ha introdotto nella spiritualità ambrosiana, a far parte di un unico presbiterio, senza fughe o dinieghi.

2- Il mondo giovanile oggi è sempre più un mondo troppo in divenire. Per crescere bene un giovane ha bisogno di figure solide, di adulti veri, di testimoni veri. Io investirei di più nella Pastorale ordinaria: che in ogni Chiesa ci sia un prete che coordinandosi con gli altri preti sul territorio ci si penda cura della Pastorale Complessiva e Unitaria. C’è da investire sulla Pastorale degli Adulti, sui percorsi Fidanzati, non sugli Adolescenti. Siamo chiamati a rispettare i genitori che sono “soggetti” della Pastorale. L’Educazione dei ragazzi è a capo dei genitori. Noi, presbiteri, tutti, dovremmo metterci a fianco dei genitori, il prete giovane con l’anziano, insieme a sostenere la Famiglia come “soggetto educante”. Vi è troppo il rischio di smembrare questo soggetto in mille particolari cammini; vi è troppo il rischio della delega: nell’età difficile, si delega alla Parrocchia, e spesso questa delega diventa delega ulteriore: le questioni giovanili ai giovani…come se loro sapessero la chiave di volta. La Chiave di volta l’hanno giovani e adulti insieme.

3- Non è detto che il prete giovane debba accompagnare i ragazzi in Pellegrinaggio a Roma: può farlo anche il Parroco. Magari il prete giovane organizza il Pellegrinaggio…il Parroco accompagna, racconta ai giovani quella maturità che è necessario imparare…

4- Non è detto che i funerali li debba fare il prete anziano: il prete giovane, celebrando la vittoria sulla morte, può affinare lo spirito per aiutare i giovani ad elevarsi e a non buttare via la vita.

5- Incentivare la “regia di Curia” per la Pastorale Giovanile: bene che ci siano 2/3 preti giovani in Curia Responsabili dell’Ufficio di Pastorale Giovanile a inventare e a coordinare le proposte, ma non che ci siano preti giovani “relegati” a fare solo quello nelle Parrocchie…perché là dove manca un prete giovane in Parrocchia, ad oggi, manca tutta la proposta di PG. Invece la proposta di PG deve esserci in tutte le Parrocchie. Nel caso specifico di Zibido San Giacomo: tre Parrocchie = 3 amministrazioni, 3

gestioni di vita Pastorale anche se un’unica regia; 3 Oratori. C’è un unico prete che fa il Parroco e contemporaneamente l’Amministratore (lavori ordinari da gestire), il Gestore di Scuola (amministrazione della Scuola; la didattica; gli incontri con Insegnanti, con personale, con genitori), il coadiutore (seguire i 3 Oratorio che essendo distanti l’uno dall’altro hanno necessità di vita propria): i cammini Diocesani sono conosciuti solo per i volantini che arrivano (…spesso in ritardo perché le poste nei paesi così distanti da Milano subiscono la tempistica burocratica degli Uffici sottodimensionati). In contesti come quello di Zibido, ci vorrebbe sì una equipe Diocesana che si renda presente e operante!                          

6- Nei preti giovani, oggi, avverto il pericolo “imboscamento” e “deriva intellettualistica”: molti impegnati nello studio per la Licenza e il Dottorato, convinti di risolvere i problemi con lo studio. Penso che i problemi si risolvano certo con lo studio, ma soprattutto con il dialogo e le relazioni. Abbiamo bisogni di preti giovani sul “campo”, capaci certo di crearsi spazi per una formazione permanente, capaci di formarsi su temi di attualità, sociologia, politica, teologia, amministrazione e finanze, ma rimanendo collegati con il quotidiano della missione in Parrocchia. Abbiamo bisogno quindi di Uffici di Curia più vicini alle Parrocchie, non solo a quelle con i Parroci titolati, ma a tutte le Parrocchie, Uffici capaci di offrire a tutti i preti momenti di Formazione permanente su tutte le questioni di attualità. Anche a me sarebbe piaciuto avere la possibilità di studiare pedagogia o “accompagnamento spirituale”….ma la pressione dello stare sul campo, in Parrocchia mi ha impedito ad isolarmi per lo studio e mi ha guidato a ricercare nel quotidiano spazi per quella “formazione spicciola ma puntuale”. Ho sperimentato che il prete non deve sapere tutto, semmai capire chi intercettare e da chi farsi aiutare nei singoli casi. Avverto invece nei preti, a volte, una esagerata smania allo studio scientifico che li porta naturalmente a crearsi delle zone appartate e protette, quasi oasi di pensiero alternativo e parallelo, mentre chi ha bisogno continua a suonare ai soliti e sempre più oberati preti.

7- Saluto con gioia la nascita della Commissione Cultura Diocesana. Occorre avere idee per evangelizzare oggi sempre più in maniera trasversale, non a gruppi. I ragazzi imparano dagli esempi di vita adulta, non dai programmi di PG. Tutti i preti mandati dal Vescovo su un determinato territorio devono aver cura della Pastorale Unitaria nella convinzione che i ragazzi già vanno a Scuola, e che i preti devono essere impegnati a formare coscienze adulte e mature, e questo lavoro non può essere affidato solo ai Parroci, ma deve essere fatto in “squadra”. Questa cura sugli adulti, ricade poi sui giovani e sui ragazzi, educati genitori che sono i primi educatori e catechisti dei loro figli. Occorre secondo me investire non sulla Pastorale Giovanile, ma sulla Pastorale unitaria e complessiva, sull’educare a “pensare secondo il pensiero di Cristo”. Abbiamo bisogno che tutti, in modo trasversale si collabori per questa educazione, aiutando gli adulti a crescere e diventando loro stessi i primi educatori dei loro figli.

8- Auspico un rinnovamento di vedute anche per l’Ufficio Scolastico. Mio parere: non insisterei sul mandare i preti ad insegnare per non togliere posti di lavoro a laici che invece possono ottenere il ruolo avendo maturato titoli accademici, e quindi alimentando una formazione culturale sempre più approfondita all’interno del laicato. Si abbia invece cura da parte dell’Ufficio competente

  1. Sostenere tutti i professori, non solo quelli di Religione Cattolica. Ci sono anche tanti professori che insegnano altre materie che nel contesto di una scuola pubblica si sentono lasciati soli
  2. Facilitare l’ingresso del “prete a Scuola” come figura “esperta” che può essere consultato e può entrare in classe facendo co-presenza con il titolare di Cattedra.           
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