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81 QUANDO… FARE IL COADIUTORE… SIGNIFICAVA... RISCHIARE di Mons. Carlo Galli

Categoria: O - Pastorale Educativa Pubblicato: Martedì, 20 Novembre 2018

Nella progettazione pastorale un'attenzione particolare è rivolta alla pastorale giovanile. Il tempo dell'adolescenza e della gioventù è il momento in cui si struttura la personalità capace di scelte di vita, che siano libere, critiche e per sempre.

Il vescovo Scola scriveva: quali forme di accompagnamento possono educare fin dall'adolescenza a intendere la vita come vocazione e l'amore come decisione per sempre? ( Il campo è il mondo pag. 47).E citando Paolo VI scriveva : l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni. (Evangelii Nunziandi 4; Il campo è il mondo pag. 45)

Accanto a linee educative per percorsi di formazione cristiana, è necessario porre le figure dei testimoni. Figure semplici, radicali, credibili.

Mi sono chiesto: ho conosciuto qualche giovane cristiano, che ha imitato Cristo, offrendo la sua vita per il Vangelo, fino al perdono del nemico?

L'ho incontrato nella storia della parrocchia di San Magno di Legnano.

Si chiamava Giuseppe Bollini (12 marzo 1922 -8 febbraio 1945). Un giovane cresciuto all'oratorio, formatosi nelle file dell'Azione Cattolica. Non è mia intenzione che sia beatificato,e quindi non disturbo mons. Ennio Apeciti. Mi interessa che nell'ambito della pastorale giovanile sia conosciuto un testimone di quel valore non negoziabile che è il perdono.

Giuseppe Bollini di fronte alla domanda, essenziale nell'orientare scelte vocazionali: da che parte intendi stare?... ha scelto il Regno di Dio nell'imitazione di Cristo crocifisso, che perdona.

Ai tempi di Bollini, sacerdoti educatori e giovani in formazione, rischiavano la libertà e la vita per quello che affermavano e decidevano in nome della giustizia, della verità e della pace. I valori del Regno già su questa terra e in ogni tempo.

 Non siamo in un momento tragico, come quello della guerra, ma siamo sempre più avviati verso  una tensione sociale politica, ove chi ha il potere educa alla divisione ideologica piena di rancore, al disprezzo dell'avversario politico con la calunnia, all'uso prepotente dei mezzi di comunicazione per confondere le opinioni, alla rincorsa di posti nella stanza dei bottoni, quasi che, solo se si è potenti, secondo il mondo, si può lavorare per il bene comune. La situazione generale di crisi, soprattutto per chi si affaccia all'età giovanile dell'assunzione di responsabilità, può essere un alibi per non scelte di fuga, di indifferenza, di soluzioni individualistiche, senza capacità  critica, vittime di propaganda.

L'incertezza del futuro sta spingendo molti giovani adulti in nicchie politiche protestatarie, populiste. Lo scandalo per i continui episodi di corruzione,di furbizia disinnamorano lo spirito giovanile ad impegnarsi per gli altri.

 L’impegno per il bene comune della giustizia e della pace non è un'opzione, ma un dovere per chi è cristiano. Forse è il momento per noi adulti, educatori, sacerdoti, di rischiare almeno la faccia per orientare i giovani a scegliere nel proprio futuro il Vangelo

Ai giovani di oggi va posta con forza la domanda conclusiva di un cammino di formazione: da che parte intendi stare? Giuseppe Bollini ha avuto la grazia di perdonare il nemico che lo uccideva, perché aveva scelto da che parte stare, ma in nome del Vangelo.

 È giusto con prudenza e rispetto, nei pensieri e nelle parole, fare tutti i distinguo che aiutano a comprendere la situazione sociopolitica, ma perché si scelga da che parte stare in nome della giustizia e della pace per tutti. Giuseppe Bollini ha dato la sua risposta, anche come frutto di un cammino formativo in oratorio, nell'Azione Cattolica, nel confronto con la guida spirituale del suo coadiutore.

 Mi permetto di suggerire una nota biografica di Bollini e la cronaca delle sue ultime ore, ove l’ imitazione di Cristo é di un'evidenza commovente. E di queste ore mi permetto un breve commento.

È scelto perché è dall'altra parte politica e militare. Ma chi prende questa decisione non sa che per Bollini d'altra parte è quella della giustizia della pace del perdono.

 È scelto perché debole, inerme, rispetto alle gravi responsabilità di altri di fronte alla politica e alla guerra. E il piccolo seme di grano evangelico sepolto nel terreno di una storia tragica, perché dia secondo il Vangelo.

È scelto perché la sua morte sia una lezione.Muore per gli altri.

 È tradito e venduto come già era successo Cristo.

Prega perché sia fatta la volontà del padre, in un'estrema ubbidienza.

Muore perdonando chi lo fucila perché ha capito che non sanno quello che fanno.

Invito i sacerdoti che leggeranno questa mia nota ad acquistare il testo: vita e morte di un partigiano cristiano - Giorgio Vecchio – Ediz. in dialogo. E’ un regalo da fare ai giovani in occasione del vicino Natale.

 Chiudo con una domanda: la lettura delle ultime ore di Giuseppe Bollini  non potrebbero stare   nel Breviario accanto ad altri racconti del martirio di antichi santi martiri?

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